di Silvano Poli
Marco Almagisti, La democrazia in Italia. Storia e geografia di un sistema politico, Carocci, Roma 2025, pp. 488, Euro 43.
L’ultimo opera di Marco Almagisti è un lavoro ambizioso, come si può comprendere già dal suo sottotitolo: “Storia e geografia di un sistema politico”. Pubblicato nell’ottobre 2025, con questo lavoro l’autore si muove in opposizione ad una certa ristrettezza di analisi e di elementi che, a volte, contraddistingue la scienza politica interessata alla teoria democratica,
di Silvano Poli

Marco Almagisti, La democrazia in Italia. Storia e geografia di un sistema politico, Carocci, Roma 2025, pp. 488, Euro 43.

L’ultimo opera di Marco Almagisti è un lavoro ambizioso, come si può comprendere già dal suo sottotitolo: “Storia e geografia di un sistema politico”. Pubblicato nell’ottobre 2025, con questo lavoro l’autore si muove in opposizione ad una certa ristrettezza di analisi e di elementi che, a volte, contraddistingue la scienza politica interessata alla teoria democratica, ma poco incline all’analisi storica. “La Democrazia in Italia” si allontana dall’idea dell’istantanea atemporale, rivelandosi, piuttosto, un mosaico composito in cui ogni tessera è decisiva per la rappresentazione finale. I filoni di ricerca, gli approcci e i riferimenti si ibridano e si contaminano continuamente a vicenda: una mossa necessaria per un contesto ricco come pochi altri. Si configura così quell’appasearsi della teoria empirica democratica in uno spazio ampio che contraddistingue la scienza politica di matrice continentale. L’autore vuole collocare il suo lavoro in quel peculiare modo di essere che è proprio di una disciplina che giace in un altopiano generato dall’incontro di diversi corsi, come la sociologia, la storia, la filosofia, l’economia e la psicologia.

Nelle quasi 500 pagine che compongono il volume, Almagisti (nella foto, in  basso) mira a portare a galla ogni accenno, ogni “divino dettaglio”, di quel complesso costrutto che sono le strutture sociali e culturali che sono divenute il cemento che ha strutturato il sistema democratico italiano. Per certi versi, è un’opera che parte da lontano, richiamando anche le vicende dei liberi comuni del Nord Italia e del regno Normanno del Sud. E cionondimeno, l’opera giunge sino alla più recente attualità, quasi alla cronaca politica, includendo nella rete dell’analisi anche le ultime elezioni politiche e accenni al progetto di autonomia differenziata, analizzando i loro risultati in prospettiva comparata.

Tuttavia, prima di essere un’opera tesa a ricostruire le vicende del sistema politico italiano, “La Democrazia in Italia” è un libro «di strumenti» (12). È infatti, un’opera che parla dei modi del pensiero e di quello che dev’essere il risultato di questa riflessione, ossia la necessità di ricomporre l’ambito teorico con quello empirico: è necessario liberarsi dalla pericolosa convinzione che possano esistere studi a-teorici, o analisi non-empiriche. Un libro, dunque, interdisciplinare che può, in questo senso, essere scisso in due grandi tronconi: quello rivolto alla disamina del «sistema osservato» – gli attori e le istituzioni politiche italiani – e del «sistema osservante» – i modelli e l’insieme delle teorie a disposizione della scienza politica (44).

I primi due capitoli sono dedicato a quest’ultimo argomento. Ponendo grande enfasi sui turbolenti trascorsi della democrazia moderna, Almagisti mira a persuadere il lettore che una buona democrazia è soprattutto un sistema di rappresentanza – nel senso radicale – funzionante. A questo scopo viene mostrato come molti degli autori che nel corso della storia si sono interessati di democrazia hanno, in un modo o nell’altro, messo sempre al centro uno o più aspetti che compongono che possono essere compresi nella rappresentanza. Dissezionando sempre di più il concetto, viene mostrata la natura viscosa e poliedrica della rappresentanza, in particolare nei suoi aspetti procedurali e culturali. I concetti centrali del primo capitolo sono, infatti, responsiveness – ossia la ricettività dei rappresentanti verso le richieste dei rappresentati – e accountability – ossia la responsabilizzazione degli stessi rappresentanti e dei loro modi di rendere conto del proprio operato (59). Evidente il debito teorico nei riguardi di un grade maestro, recentemente scomparso, come L. Morlino e dei suoi lavori, atti a operazzionalizzare la qualità di una democrazia. Le dimensioni morliniane dei regimi poliarchici ci accompagnano verso la dissezione dei diversi tipi di accountability (elettorale, istituzionale e sociale) e verso lo stretto legame con l’altro grande frame teorico che illumina il funzionamento della democrazia: il capitale sociale.

Lungi dall’essere un semplice retaggio lineare della storia medievale, come espresso in “Making Democracy Works” (1993), il capitale sociale viene intesto da Almagisti come materia viva e sostanza privilegiata della democrazia. L’analisi delle forme di accountability odierne è, infatti, utile a farci comprendere come si svolge il deterioramento del capitale accumulato nel tempo. Illustra, inoltre, come viene empiricamente e spazialmente collocato grazie al contributo del modello tipologico-topologico di S. Rokkan. La proposta sulla strutturazione dello stato moderno europeo del politologo norvegese è il frame che può spiegare la generazione del capitale sociale e, soprattutto, i luoghi del suo deposito ed i suoi custodi. Collocati sulle faglie, o cleavages, dei conflitti che i processi sociali generano si trovano i partiti, attori capaci di politicizzare in maniera (a volte) sana le issues e di custodirle, o, meglio, “incapsulare” così da farne serbatoi di consenso. Dal dominio del partito di massa che ha caratterizzato la seconda metà del XX secolo le cose sono ovviamente molto cambiate. Tuttavia, l’autore non sembra avere dubbi sul fatto che anche in presenza di fenomeni di personalizzazione, spettacolarizzazione e “neointermedizione” i partiti siano ancora i soggetti destinati a tenere in essere il sistema democratico. Fonte dei problemi odierni, rivendica Almagisti, è che, più che un’evoluzione, le ondate di proteste successive al ‘68 sono stati una sfida aperta alle forze politiche collocate sulle 5 linea di frattura individuate da Rokkan. Il portato di questa contestazione è la trasformazione delle culture politiche dei partiti e la conseguente incapacità di incapsulare i conflitti.

La seconda sezione del volume è dedicata, come detto, al sistema osservato, ossia al sistema politico italiano dall’Unità ad oggi. Si tratta di una dettagliata «analisi storica comparata di tipo weberiano basata sull’adozione di una prospettiva putnamiana-rokkaniana […] focalizzata sui contesti locali cruciali per l’ancoraggio partitico che ha reso possibile la democrazia italiana» (131). Devoto agli studi di politologia storica di autori come M. Caciagli e P. Allum, oggetto privilegiato di questa lunga sezione sono gli epicentri delle cd. subculture rossa e bianca, ossia la Toscana e il Veneto. Oltre che per l’abbondanza di materiale, queste due regioni sono il perfetto esempio di come le carenze dell’attività regolativa di uno stato permetta ad altri soggetti – Chiesa e movimenti socialisti – di impiantarsi come agenti politici. L’attività di queste due istituzioni ha prodotto nel XIX e XX secolo un capitale sociale fortemente connesso ai corpi intermedi generati da questi attori che rende, ancora oggi, molto difficile per le élite nazionali accedere a quei serbatoi di consenso e capitale sociale che servono a vincere le elezioni e conquistare la fiducia dei cittadini. Oltre 200 pagine di densa analisi storica articolano efficacemente i processi che hanno contrassegnato la fine della Serenissima e del Granducato con i processi di politicizzazione dei movimenti della fine del XIX secolo, oltre che con i tentativi di unificazione del fascismo, passando per l’integrazione avvenuta durante le “Trenta Gloriose” e l’inizio della destrutturazione a partire dal localismo degli anni ’80 sino ad arrivare al partito-movimento grillino impostosi durante gli anni ’10 del XXI secolo.

Il lungo epilogo dell’opera è rivolto agli ultimi anni della politica italiana: al centro della riflessione ci sono le elezioni politiche del 2018 e del 2022. Fedele all’impianto generale, l’autore si interroga sulle modalità con cui due forze inedite (M5S e FdI), appartenenti alle nuove culture politiche del populismo e del sovranismo, siano riuscite ad accedere – parzialmente – ai serbatoi di capitale sociale riconosciuti come il Graal della vita democratica italiana. Attraverso queste due esempi si arriva al superamento dell’impianto putnamiano-rokkaniano, ossia alla vera evoluzione che riassume l’innovazione teorica di Almagisti. Lungi dall’aver insistito a contendere i vecchi cleavages, M5S e FdI sono stati capaci di leggere il nuovo conflitto sociale ed incapsulare – momentaneamente – il core della contrapposizione del primo XXI secolo. Oggi il ruolo di protagonista della politica appartiene, infatti, a quegli attori che strutturano e mobilitano lungo quella che l’autore definisce la faglia Interno/Esterno: una contrapposizione composita che investe il luogo di vita, il sistema dei consumi, le credenze, degli stili di vita, delle prassi, dei contesti lavorativi, delle concezioni relazionali e di genere ecc. Più che riarticolare la vecchia frattura tra centro e periferia, la scienza politica odierna dovrebbe concentrarsi sull’analisi della stabilizzazione di questo nuovo cleavage. Le dimensioni socio strutturali, identitarie e organizzative sono i veri disclaimer che un lavoro corale dovrebbe mettere al centro e dissezionare con dovizia di attenzione.

Con quest’ultimo invito e compito, l’autore ci consegna un’opera che è impossibile trascurare in virtù del suo apporto teorico, metodologico e analitico. Con “La Democrazia in Italia” Almagisti ci mostra egregiamente come la politica viva di logica ma anche di storia e retaggi e che la sua scienza ha bisogno di dati e tecniche innovative ma anche di tradizione di casi e metodi. Ignorare o minimizzare uno di questi due pilastri conduce inevitabilmente ad analisi parziali che non possono fare il bene della democrazia. Una mancanza che oggi non possiamo permettere.

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked (required)