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Dalla diarchia alla monocrazia: la fine dell’illusione democratica in Russia

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di Roberto Valle*

Lo zarevič immolato è una delle figure archetipiche della storia politica e culturale russa: l’erede designato alla successione al trono si sacrifica per il bene del popolo senza opporre resistenza a colui che si vuole impadronire del potere. Tale figura archetipica è ricomparsa, nella sua variante postmoderna, il 24 settembre 2011 allo stadio Luzhiniki di Mosca in occasione del XII congresso di Russia Unita, il partito del potere. Lo zarevič Medvedev si è autoimmolato, annunciando davanti al Congresso che il candidato alle elezioni presidenziali del marzo 2012 sarà Vladimir Putin. Medvedev, secondo l’ex tecnologo politico del Cremlino Gleb Pavlovskij, ha messo in scena il “proprio annichilimento politico”, infliggendo un duro colpo al prestigio dell’istituzione della presidenza in Russia.

Secondo alcuni analisti, Medvedev ha esibito un certo grado di indipendenza e nel suo secondo mandato avrebbe potuto diventare presidente a tutti gli effetti e non solo il sostituto e il sosia gentile di Putin. Il tandem Putin-Medvedev è stato descritto come un compromesso di facciata dietro il quale si sarebbe celata un lotta di potere tra i siloviki ( gli uomini dei ministeri della forza che Putin ha collocato al vertice della verticale del potere politico ed economico) e i civiliki che intendono rivalutare il ruolo della società civile nella modernizzazione conservatrice della Russia. Nel XXI secolo, secondo Igor Jurgens presidente di un think tank accreditato come vicino a Medevdev, la Russia può avere un futuro attraente solo se rinuncia alla modernizzazione verticale, quale vestigia del XX secolo, a favore di una sorta di modernizzazione orizzontale che comporta una trasformazione di quel sistema politico che si è cristallizzato dal 2000 al 2008, negli anni della presidenza di Putin.

Tale trasformazione dovrebbe avvenire attraverso il ripristino dell’elezione da parte del popolo dei governatori (abolita nel 2004 da Putin) e l’eliminazione delle barriere amministrative quale superamento della cristallizzazione economica e politica. L’autoimmolazione dello zarevič pone fine alle illusioni della modernizzazione conservatrice e alla retorica della riforma permanente, dimostrando che la principale fonte di legittimazione di Medvedev, sia come presidente sia come futuro primo ministro, deriva da Putin che già nel 2008 era stato acclamato da Russia Unita come “leader nazionale”.

Nel corso del XII congresso di Russia Unita, Putin è stato di nuovo acclamato leader nazionale e futuro presidente su sollecitazione dello stesso Medvedev. Proponendosi come capolista di Russia Unita alle elezioni parlamentari del prossimo 4 dicembre, Medvdev ha chiesto al partito di sostenere la candidatura di Putin alle elezioni presidenziali, facendo un esplicito richiamo all’esperienza e all’autorità dell’attuale primo ministro. Medvedev ha sottolineato che la sua decisione è scaturita dalla “alleanza amichevole” con Putin e che tra il presidente e il primo ministro non c’è mai stata nessuna competizione.

L’autoimmolazione di Medvedev dimostra che il tadem o il diumvirato russo è stato semplicemente una finzione politologica e giornalistica, perché il sistema forgiato da Putin è monocratico e non consente alternative, ma solo scambi di ruolo e sostituzioni temporanee nel rispetto della costituzione della Federazione Russa che non prevede un terzo mandato presidenziale. La possibilità di un secondo mandato si è dimostrata illusoria, anche perché Medvedev è un generale senza esercito e non ha una propria squadra di governo. L’amministrazione del Cremlino è, infatti, guidata da Vladislav Surkov, ideologo della democrazia sovrana e della autocrazia elettiva, che nel luglio scorso ha aperto di fatto la campagna per le elezioni presidenziali definendo Putin un leader nazionale che è stato inviato dal destino e da Dio in tempi difficili per la Russia per la salvezza del popolo.

Dal canto suo, Putin ha avallato la candidatura di Medvedev come capolista di Russia Unita, al fine di affermare il prestigio del partito e garantire la sua vittoria anticipata. Tuttavia Putin ha riaffermato il proprio ruolo di leader nazionale sottolineando l’importanza del Fronte popolare panrusso, una organizzazione sovrapartitica da lui promossa per dare un’opportunità a quella parte della società civile che non è indifferente alle sorti della Russia di partecipare alla vita politica.

Al Fronte popolare panrusso hanno aderito tra l’altro la Federazione dei sindacati indipendenti e l’Unione degli industriali. Il Fronte popolare panrusso, per Putin, non solo consente a Russia Unita di acquisire nuovi membri, ma permette al popolo di influenzare le decisioni del governo. Per i suoi critici, il Fronte popolate panrusso, invece, è un tentativo di inglobare le istanze dell’opposizione in una strategia populista che è orientata a rilanciare l’azione del putinismo e della democrazia sovrana che sembra impantanarsi nella stagnazione e nella cristallizzazione di un sistema che potrebbe protrarsi senza una riforma significativa fino al 2024.

L’autoimmolazione di Medvedev dimostra che l’amichevole alleanza con Putin non è un tandem, perché la tradizione politica russa non ammette diarchie e dualismi di potere: Medvedev sembra essere come Simeone elevato al rango di zar ombra e al quale Ivan il Terribile finse di rendere omaggio consentendogli di governar, ma solo per rafforzare ulteriormente il proprio autocratico potere.

*Storico delle idee e dell’Europa orientale

 

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Category: Osservatorio internazionale, RdP online

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