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E se si liberalizzasse anche la produzione di moneta?

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di Domenico Letizia

Tra i problemi della società attuale, quella definita genericamente sistema capitalista, vi è la questione della distribuzione e creazione di moneta. Da decenni si discute di monetazione, della sua storia e delle scelte politiche che i vai governi hanno intrapreso nel corso dei secoli, scelte che oggi, risultano evidentemente sbagliate data la situazione di perdita del valore e di inflazione tra le cause di crisi cicliche e la continua stampa di moneta da parte sia della banca centrale americana che da parte della banca centrale europea, organismi che insieme rappresentano quasi tutto il monopolio finanziario e produttivo di denaro.
Oggi in circolazione vi è molta moneta, tanto da divenire inutile, accumulata e con poca capacità di circolazione; il capitalismo mondiale definito presuntuosamente “liberista”, non applica questo liberismo alla produzione e diffusione di moneta, che per essere autenticamente valore di scambio dovrebbe semplicemente circolare il più possibile, ma risulta difficile poter farlo, proprio per i principi non applicati della concorrenza: la moneta è oggetto di monopolio, manca concorrenza in questo settore e lo statalismo monetario produce moneta senza valore. Secondo Carl Menger e la scuola austriaca di economia fenomeni sociali come il linguaggio, il diritto e la moneta sarebbero il prodotto e la composizione di un numero indeterminato di soggetti inconsapevoli in azione, cioè il risultato libero e spontaneo delle aspirazioni individuali dei membri di una società. Sempre secondo la scuola economica austriaca la moneta semplicemente deve recuperare valore reale, certo, ritornando ad essere agganciata all’oro, il sistema gold-standard, anche se il teorico, filosofo ed economista libertarian Rothbard non ha mai smentito la possibilità di uno sviluppo e di una diffusione nella società di una libera emissione di moneta, anche non ancorata ai metalli preziosi, ma ha sempre ritenuto tale sistema un’irrazionalità monetaria, perché causa di iper-produzione monetaria, ritenendo che raddoppiare o dimezzare la massa monetaria non raddoppia o dimezza la ricchezza.
Ma tale ragionamento economico, risulta essere difettoso ad origine, dato che non si analizza l’effettiva funzione della moneta nella società e tra gli individui. Come ritenuto da formulazioni teoriche di anarchismo analitico, nell’analizzare la moneta ci si dimentica proprio lo scopo della moneta quale “mezzo di fiducia” tra i consumatori. Un libertario, come ricorda Fabio Massimo Nicosia, non si cura di come, in concreto, potrebbero agire le persone, ma solo della possibilità se tali azioni siano concrete, dato che tali rapporti dipendono esclusivamente dalla fiducia e riguardo la moneta gli individui devono essere liberi di produrre e diffondere attraverso scambi quanta moneta ritengono necessaria.
Se la moneta è un prodotto spontaneo della fiducia, e osservando i nostri “pezzi di carta” non potrebbe essere altrimenti, l’unica soluzione alle crisi monetarie è proprio l’abbattere il monopolio di produzione di moneta ricorrendo al “free-coinage”, libera produzione di moneta. La diffusione e l’emergere di svariate monete diverse da quelle monopoliste dello stato e non ancorate ai metalli preziosi  avrebbe un effetto redistributivo, abbassando i prezzi. Ognuno potrà emettere propria moneta, pragmaticamente, attraverso forme associative, istituzioni finanziarie e societarie, cooperative, comuni, comitati di quartiere e simili, sui modelli della tradizione libertaria americana, ma anche un’attenta analisi della storia classica, come quella greca, ci rivela tali modelli, già diffusi nella storia.

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Category: crisi finanziaria, Cultura/culture, RdP online

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