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Le vignette su Maometto e un malinteso senso della libertà

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di Gianni Ferracuti

Difensore della libertà, l’Occidente? Viene il dubbio che l’Occidente conosca solo la libertà del denaro. Se avesse senso autentico della libertà, ricorderebbe quello che si studiava un tempo alla scuola elementare: che si è liberi di fare ciò che non provoca danno agli altri. S’intende: danno materiale o morale. C’è una linea in cui la libertà finisce perché subentra il rispetto, e non si tratta di una censura, ma di una limitazione che la persona educata compie da sé. Nessuno mi reprime dall’esterno se evito di fare battute sulla corna del vicino, in sua presenza.

Ora, non si capisce in base a quale principio, laico o non laico, si debba rivendicare la propria libertà di offendere la sensibilità di una persona, o un popolo, mancando di rispetto ai suoi simboli religiosi. Se la libertà consiste nel non danneggiare gli altri, bisogna riconoscere che sono gli altri a definire che cosa è per loro un danno: non posso certo io offendere una persona e poi giustificarmi dicendo che per me non si tratta di un danno.

Pubblicare vignette sul profeta Maometto (che peraltro sono di una stupidità esemplare) solo per ostentare la libertà della satira in Occidente (dove siamo presuntivamente liberi e civili, in un universo di barbari) è una totale idiozia. Non è una mostra di libertà, ma un esempio di mentalità coloniale: si ritiene normale il nostro atteggiamento nei confronti del sacro, e si ritiene incivile quello dei musulmani, o degli ebrei, che con il sacro si relazionano con un altro codice di comportamento. Questa pretesa di superiorità è semplicemente una differenza di esperienze storiche e di schemi mentali: l’Occidente attuale ha alle spalle duemila anni di “scherza coi santi e lascia stare i fanti”; ha creato una distinzione concettuale tra il sacro e lo scherzo, ha dato carta bianca alla satira e, nei secoli, ha visto che la cosa non danneggia niente e nessuno. Ma fuori dalla nostra cultura questo non è assodato, non è detto che debba esserlo, non è detto che questa diversa sensibilità sia segno di inferiorità e debolezza culturale.

Non è laicismo, ma mentalità colonialista, trascurare i tabù culturali altrui e dare valore di esemplarità e mentalità ai tabù nostri. E non è dignitoso difendere una libertà priva dei limiti laici del rispetto.

D’altra parte, non si possono nemmeno avere due pesi e due misure. La laica Francia ha appena stabilito giuridicamente che non si possono pubblicare le foto in topless di una principessa inglese, per rispetto della privacy. Vale a dire: la libertà del fotografo finisce là dove, infrangendo la riservatezza, si danneggia il diritto del cittadino alla vita privata, mentre il vignettista irresponsabile può infrangere il diritto personale al rispetto per le proprie idee, soprattutto in una materia così sensibile come la scelta religiosa? Non sarà che l’ambito in cui il cittadino ha diritto a riservatezza, rispetto e autonomia inizia solo al di sopra di un certo reddito? (In fondo, su Google trovo la foto del giardino di casa mia, visto da un satellite che spia tanto me quanto la principessa – ma se io fossi stato colto dall’obiettivo senza abiti, a parte lo scarso appeal dell’immagine, avrei potuto fare causa a Google?). Dunque la nudità regale va tutelata, mentre l’immagine del Profeta si può svilaneggiare tranquillamente in nome del pensiero laico, nonostante sia proprio il pensiero laico a porre limiti di rispetto alla libertà (rileggere i classici per credere).

Infine due annotazioni. È notorio che sull’immagine del Profeta si costruiscono a tavolino delle provocazioni, che servono a produrre effetti politici: disgraziatamente, questo sporco gioco produce dei morti, e un vignettista intelligente dovrebbe tirarsene fuori. In secondo luogo, ammettiamo per assurdo che il vignettista abbia ragione: bene, ha fatto la sua grande battaglia di civiltà, ha pubblicato la rivista con la vignetta su Maometto, l’ha distribuita senza censure, ha mostrato che da noi c’è libertà e nel mondo islamico no. A questo punto, perché ristampare la rivista, esaurita in edicola, con un massiccio aumento della tiratura? Per ribadire il concetto qualora non fosse chiaro? Ancora una volta, il sospetto è che la libertà dell’Occidente si compra al mercato a prezzo di svendita.

 

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Category: Cultura/culture, RdP online

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