Italia

Perché i radicali hanno bisogno degli anarchici (e viceversa)

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di Fabio Massimo Nicosia

Giampietro “Nico” Berti non è un ultimo arrivato nel mondo della cultura anarchica italiana, e non solo. Ha pubblicato fior di testi sul pensiero e sulla storia del movimento anarchico, l’ultimo dei quali (Libertà senza rivoluzione, Lacaita, 2012) segna una cesura col movimento stesso, sfidandolo sul piano di alcuni dogmi e miti, come quello della rivoluzione, del socialismo se non del comunismo. Berti ha invitato il mondo anarchico al confronto con il mondo liberal-democratico, cosa che gli anarchici si sono sempre rifiutati di fare, finendo, come icasticamente dichiara Berti, con il rappresentare solo se stessi.

Come è noto, gli anarchici non votano, non fanno “politica” (fanno delle “lotte” per lo più ininfluenti), non puntano a governare il Paese, e tuttavia sono custodi di una grande tradizione di pensiero, che ben pochi possono vantare: Godwin, Proudhon, Stirner, Bakunin, Kropotkin, Malatesta, Berneri, sono lì a dimostrare come un pensiero possa essere pluralistico e al tempo stesso importante, a differenza di quanto accade col marxismo, che persino nel nome rimanda a un unico padre fondatore.

Berti invece vuole che il movimento anarchico esca dal suo splendido isolamento, e che, dopo la sconfitta del comunismo e la vittoria su scala mondiale del capitalismo, impari a confrontarsi con le questioni del potere, e ciò in un contesto, come quello occidentale, caratterizzato dal primato della liberal-democrazia, vale a dire della libertà di opinione, di voto e di stampa.

Berti vuole che gli anarchici smettano di fare i rivoluzionari “della domenica” e si confrontino con proposte concrete sul fronte politico, anche in nome del “meno peggio”, o del second best.

Sì dirà: cosa c’entrano i radicali con tutto questo? Il fatto è che da quarant’anni i radicali si definiscono “libertari” e hanno agito esattamente su questa linea di condotta, hanno individuato temi specifici di stampo liberale/libertario, hanno lottato per specifiche riforme politiche, i cosiddetti “diritti civili”: leggi sul divorzio, sull’aborto, sull’obiezione di coscienza, sulle droghe, sulle carceri. Si tratta di altrettante opzioni di second best rispetto a quanto previsto dalla palingenesi dell’anarchismo, che si nutre di soli first best, ma che in realtà dà prova solo di impotenza.

Ecco, gli anarchici che accettassero il terreno della liberal-democrazia potrebbero battersi per questi e altri diritti civili, senza rinunciare a nulla del proprio bagaglio storico e teorico, che è davvero imponente. Per contro, i radicali appaiono in crisi profonda, nonostante la creatività del leader, proprio per non possedere non solo solide basi teoriche che fungano da criterio orientativo (nelle iniziative radicali si ha sempre l’impressione della casualità delle scelte), ma anche un immaginario sufficientemente stimolante ed evocativo. Orbene, se gli anarchici hanno da prendere dai radicali la cultura dei second best, i radicali hanno da assumere dagli anarchici il relativo immaginario, dando così più fascino e spessore alle proprie iniziative, per ora fondate solo su un richiamo, non troppo fascinoso, al concetto un po’ mitologico di “Stato di diritto”.

E così, quando i radicali parlano di amnistia, gli anarchici, invece di stare a guardare lamentando il carattere asfittico della proposta, potrebbero rilanciare la lotta, sul terreno del diritto positivo, per il superamento dell’istituzione carceraria come la conosciamo, dando vita a una rivoluzione “basagliana” anche per le carceri.

Insomma, tra radicali e anarchici si potrebbe dar vita a uno stimolante scambio politico tra, da un lato, specifiche proposte concrete in nome dell’antiproibizionismo (che è una forma storicamente assunta dal liberalismo), e, dall’altro lato, un corposo bagaglio teorico, evocativo e immaginifico, nonché un pizzico di tensione utopica, che non ha mai fatto male a nessuno.

 

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Category: Letture e recensioni, RdP online

Comments (1)

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  1. Anarchico scrive:

    completamente d’accordo (anche se non ho mai votato), “i radicali” sono quelli che piu si avvicinano alle idee anarchiche. il punto e’ che tantissime persone sono d’accordo con le proposte di questo partito (droghe leggere, case chiuse, indulto, ecc.) che pero non prende voti, cosi purtroppo dobbiamo subirci l’alternanza dei pagliacci di pd e pdl.

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