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La Francia dice «no» alla «commercializzazione delle nascite»

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di Fabio Polese

Negli ultimi mesi il popolo francese è sceso in piazza per dire no alla legge Taubira, approvata nell’aprile scorso, che legalizza i matrimoni e le adozioni gay. Molte sono state le manifestazioni di protesta che si sono svolte in tutta la Francia. L’ultima, andata di scena domenica 26 maggio, è stata oceanica. In una Parigi blindata, hanno sfilato, secondo gli organizzatori, circa un milione di persone. Tre cortei, partiti da punti diversi della città, si sono ritrovati sulla grande spianata des Invalides. Al termine della manifestazione, indetta anche in ricordo dello storico Dominique Venner, suicidatosi di fronte all’altare della cattedrale di Notre Dame in segno di protesta contro le scelte del governo francese, si sono registrati scontri con la polizia, con quasi 300 fermi e 36 persone rimaste ferite.

Per molti potrebbe sembrare una battaglia di retroguardia, fatta dai soliti clericali fissati e retrogradi. Non è così. L’opposizione a questa legge è trasversale e non confessionale. In piazza sono scesi gruppi di persone di ogni fascia d’età e associazioni di ogni tipo. Persino due associazioni di omosessuali: «Homovox» e «Plus gay sans mariage». È importante capire, ha spiegato Nathalie de Williencourt, portavoce di «Homovox», «che in Francia nella legge non ci sono distinzioni tra il matrimonio e l’adozione: tutte le coppie sposate hanno il diritto di adottare. Quando si propone il matrimonio per gli omosessuali, esso comprende automaticamente l’adozione. Non c’è divisione come in altri Paesi europei. Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre, possibilmente biologici, che possibilmente si amino. Un figlio nasce dal frutto dell’amore di suo padre e di sua madre e ha il diritto di conoscerli».

In Francia le coppie di omosessuali hanno già diritto ai Pacs (Patti civili di solidarietà), firmati nel 1999 dall’allora primo ministro Lionel Jospin, che permette loro di avere vari diritti, tra i quali la possibilità di lasciare l’eredità al partner, il vincolo a interpellare il partner da parte dei medici in caso di malattia dell’altro, la pensione di reversibilità, la possibilità di subentro nell’affitto dell’abitazione e via dicendo. Diritti più o meno uguali a quelli di un matrimonio tradizionale.

La legge Taubira, quindi, non mira a legittimare giuridicamente le coppie omosessuali, ma a permettere il diritto di adozione e, in secondo luogo, ad integrare i provvedimenti che aprono le porte alla Pma (Procreazione medicalmente assistita) e alla Gpa (Gestazione per altri) che legalizzerebbero la «commercializzazione delle nascite». Jean Pierre, omosessuale che ha aderito a «Homovox», durante la manifestazione di protesta del 5 maggio, ha dichiarato: «Sono qui perché ogni bambino ha diritto ad avere un padre e una madre. Perché non voglio che le donne siano ridotte a macchine per produrre figli per coppie di uomini. Perché non voglio che i figli dell’eterologa passino la vita alla disperata ricerca delle loro radici. Non ogni amore è fatto per il matrimonio. È l’amore incarnato nella differenza dei sessi che fa il matrimonio».

Intanto, mentre i media di massa silenziano le oceaniche manifestazioni a difesa della famiglia tradizionale, continuano le azioni di protesta in tutto il Paese. Solo l’amore tra un uomo e una donna può garantire ad un bambino una normale crescita. E i francesi, non ancora addormentati alle volontà superiori – come tutti quelli che decidono di manifestare le proprie emozioni, politiche e non -, lo stanno gridando ad alta voce. Perché un nuovo «mercato della famiglia», risultato del mondo globalizzato (e malato), non deve esistere. Una giovane vita non si può comprare.

 

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Category: Osservatorio internazionale, RdP online

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