Italia

Finti moralismi ed indignazioni intermittenti: lo sbeffeggiamento (estivo) della donna

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di Angelica Stramazzi

L’Italia è (anche) il paese dei mille paradossi, delle più disparate bizzarrie e dell’incoerenza. D’estate poi, quando il clima caldo contribuisce – e non di poco – a sciogliere inibizioni e comportamenti standardizzati, capita di assistere a spettacoli non propriamente edificanti. Come quelli che si possono “ammirare” in molti piccoli centri della penisola, quando per festeggiare l’arrivo della bella stagione, si sceglie di celebrare la donna – e le sue innumerevoli virtù – con modi e maniere che esulano dal garbo e dal rispetto che andrebbe, di norma, tributato al gentil sesso. Basta infatti farsi un giro e vedere tappezzati muri di paesi e paeselli con manifesti e gigantografie di feste e sagre dedicate alla femminilità italiana, alla donna che riesce ancora ad ammaliare. Purtroppo di amor cortese e galanteria in questi eventi c’è ben poco, non fosse altro perché le sedicenti feste si trasformano (o forse nascono proprio così) in occasioni in cui ridicolizzare la donna, in cui farla sentire ancora più oggetto di quanto in realtà non sia considerata.

Ora, tanto per intendersi, ognuno è libero di organizzare feste, incontri, sagre e manifestazioni; ognuno può liberamente scegliere di recarvisi o meno e tutti possono decidere in che modo e maniera considerare la propria dolce metà o la donna in genere, purché non venga lesa la sfera dell’altrui rispetto. Tuttavia, mentre in inverno è un pullulare di indignazioni, sbigottimenti e sussulti per il fatto che una fanciulla di nome Ruby sia passata alle cronache come la nipote di Mubarak, o perché ognuno sceglie di fare del proprio corpo ciò che vuole, d’estate, quando siamo tutti un po’ più disinibiti, questi stessi signori (e signore) affollano sagre e feste di paese pensate per celebrare la donna, in tutte le sue sfaccettature. Però di celebrazione in sé e per sé in questi ritrovi c’è ben poco; e già i nomi pensati per tali manifestazioni – e che qui risparmio al lettore, sebbene siano di facile intuizione – spazzano via qualsiasi dubbio: si cerca di esaltare la femminilità (o così si vuole far credere) in maniera diretta, senza romanticismi o smancerie. E così, tra una bevuta e all’altra, si dimentica che il nostro Paese, la nostra bella Italia, detiene circa l’80% del patrimonio artistico e culturale del mondo: una miniera d’oro a cielo aperto che non siamo in grado di sfruttare – e che anzi sta via via deperendo – in un periodo di grave crisi economica come quello attuale.

Mentre aumentano a dismisura i casi di femminicidio, l’unica cosa che, a livello locale, i piccoli centri della penisola riescono a fare è produrre manifestazioni in cui la donna viene ridicolizzata, derisa, sminuita nella sua identità più profonda. Tutto questo richiama alla memoria l’episodio della ex direttora dell’Unità, Concita De Gregorio, ora in forza a Repubblica, che per condannare le cene eleganti di Arcore si indignava ad ogni piè sospinto non appena sentiva qualche dichiarazione delle ragazze del bunga bunga o di qualche politico in preda ai bollenti spiriti. Quella stessa De Gregorio che poi, per rilanciare il giornale da lei stessa diretto, avviò una campagna di comunicazione in cui una giovane donna in minigonna esibiva l’Unità trattenendo il materiale cartaceo nelle immediate vicinanze di zone o parti intime. Qualcuno potrebbe obiettare: la solita incoerenza italiana. Sì, è vero, si tratta di un caso di manifesta ed incontrovertibile incoerenza. Ma se nei piccoli comuni italiani, quelli che rappresentano il cuore pulsante dell’intero Paese, la donna è ancora considerata solamente come un oggetto destinato a regalare piacere a buon mercato, allora l’imbarbarimento dei costumi – quello del pensiero è già terminato da un pezzo – è bello che avviato. Così, tra un’indignazione e l’altra, tra un rimbrotto e l’altro, la spirale dei finti moralismi e della strategia “due pesi due misure” è destinata a corroborarsi. Insomma, chi ieri lanciava strali contro le cene eleganti di Arcore, chi inorridiva al solo pensiero di Ruby nipote di Mubarak, in estate affolla sagre e feste in cui si ridicolizza la donna. Tanto per restare, anche quando inverno non è, un po’ incoerenti (e moralizzatori).

 

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Category: Cultura/culture, generico, RdP online

Comments (1)

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  1. Lele83Avatar scrive:

    Se solo gli uomini smettessero di considerare la donna uno strumento per fare sesso, come maiali ipnotizzati e dementi, iniziassero a indagare la sua essenza più profonda di essere umano (che racchiude meraviglie indescrivibili: sensibilità, dolcezza, intelligenza…);
    se le donne la piantassero di ostentare le loro grazie come la tv ha insegnato loro, in modo tristemente narcisistico e indecoroso, per le donne e per i decerebrati che ammirano questi spettacoli dal gusto raccapricciante;
    se l’uomo e la donna la smettessero di mancarsi di rispetto l’uno con l’altro, iniziassero a distinguere l’amore dal sesso, a considerare aspetti ben più profondi del proprio partner, invece di guardare alle “doti” valorizzate da questa società malata (cosce, seni, posteriori, ma anche soldi, potere, successo), i rapporti fra i due sessi diventerebbero meravigliosi.
    Perché dobbiamo rovinare tutto?
    La donna è per l’uomo una creatura meravigliosa, un dono di Dio capace di portare gioia nella sua vita.
    L’uomo è per la donna un punto di riferimento, una solida roccia alla quale appoggiarsi e sulla cui forza contare, ma anche cui dare affetto e conforto nei momenti bui della vita. Perché non sempre riusciamo ad essere forti, non tutti, non di fronte ad ogni avversità, anche noi uomini abbiamo le nostre debolezze.
    La gente di oggi pensa come la televisione, veste come la televisione, usa il metro di giudizio che le televisione gli impone in maniera subdola.
    Come si fa a spiegare alle persone la differenza fra bellezza e degrado?
    Come si fa a far capire a un uomo che il sesso non può e non deve essere una malattia (mentale), ma è un atto che fa parte di un insieme più grande e decisamente più importante, che si chiama amore?
    Perché le donne non si rendono conto che lasciar trasparire il perizoma dal vestito non è “sexy”, ma avvilente? Davvero sono convinte che in questo modo attireranno un gentiluomo? O è forse vero che otterranno l’attenzione di maschi gretti, che non conoscono la differenza fra attrazione e innamoramento? Poi dicono che le coppie scoppiano. Chissà perché.

    Sono per la parità dei sessi, come è giusto che sia in una società civile. Maschilisti e femministe sono due categorie la cui esistenza rappresenta un enorme insulto all’intelligenza umana.
    Non posso vedere la reciproca mancanza di rispetto fra uomini e donne, frutto dell’imbarbarimento del pensiero e dei costumi.

    Fate tutti come vi pare.

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