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Ma il vero vincitore in Europa è l’astensionismo

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di Andrea Beccaro

imagesIn queste settimane le elezioni europee hanno catalizzato l’attenzione mediatica, sopratutto in Italia, su pochi e a volte banali argomenti come ad esempio la diatriba su Euro si, Euro no. Nei giorni scorsi proprio su questo sito sono apparsi due riflessioni post-elezioni molto interessanti. Il primo di Danilo Breschi metteva giustamente in evidenza come il flop di Grillo fosse un risultato prevedibile dei toni eccessivi e di un progetto politico che prevede una pars destruens ma non una pars construens. Il secondo di Chiara Moroni sottolineava come la destra sia la vera sconfitta in Italia e come ciò debba spingere a ripensarla per dare vita a una forza politica di primo piano.

Dal punto di vista italiano queste analisi sono ineccepibili, ma vorrei soffermarmi invece su ciò che non si è visto in queste elezioni europee e a mio avviso ci sono stati almeno due grandi assenti in questa tornata elettorale: l’elettorato e la politica estera/di sicurezza.

Per quanto riguarda l’elettorato le cifre sono impietose, in tutta Europa ha votato solo il 43,1% degli aventi diritto, ovvero più della metà degli elettori europei non ha votato esprimendo in tal modo un forte disinteresse verso il concetto stesso di Europa. Il Paese dove si è votato meno è stato la Slovacchia con l’87% di astensionismo, ma in generale in tutti i Paesi entrati nella EU solo recentemente le percentuali dei non-votanti sono state alte. Più significativo è forse il 65,5% di astensionismo in Portogallo oppure il 63% dei Paesi Bassi, ma anche il 52% della Germania deve far riflettere chi vede i tedeschi fortemente europeisti. L’Italia è uno dei pochi Paesi (in tutto sei) dove la percentuale dei votanti è superiore a quella de non-votanti, ma bisogna tener conto del fatto che in Italia si votava anche per alcune regioni e molti comuni. Questi numeri impietosi, che comunque sono migliori rispetto al passato, dimostrano che chi difende l’EU non deve temere i partiti euroscettici che il più delle volte mirano semplicemente a un’idea diversa di Europa e del suo ruolo politico e amministrativo, bensì deve temere gli europei stessi. I partiti euroscettisci hanno criticato anche duramente l’EU, ma ne accettano in gran parte le regole, ovvero le elezioni e dunque il suo parlamento; coloro invece che non vanno a votare mostrano un disinteresse totale verso l’EU o, peggio ancora, un odio verso un’istituzione che loro non riconoscono. Certamente quest’ultima categoria non è quella maggioritaria, ma non può essere dimenticata. Per parafrasare d’Azeglio, si è fatta l’Europa ora sarebbe il caso di fare gli europei se si vuole che questa istituzione sia un qualcosa in più di un’organizzazione economica e di un parlamento che strapaga i deputati presenti.

Il secondo grande assente in queste elezioni è stato sicuramente, ed era già evidente dalle tematiche della campagna elettorale, la politica estera e in particolare la politica di sicurezza. Piaccia o meno l’EU si trova ai margini di conflitti persistenti più o meno gravi, ma che la toccano da vicino per varie ragioni. Il fatto che l’EU non abbia una politica estera comune e nemmeno uno strumento militare comune adeguato è un fatto noto e risaputo su cui è inutile dilungarsi oltre, ma ciò che deve preoccupare tutti noi sono le minacce che si affacciano ai confini dell’Europa che vengono quasi ignorate o gestite con pressapochismo.

Rifarsi in questo caso alla crisi in Ucraina sarebbe forse troppo facile, però è sicuramente quella che in ordine cronologico ha messo per ultima in evidenza i limiti della politica europea. La Germania si è mossa, ma la Germania non è l’Europa e quest’ultima senza uno strumento militare adeguato non può svolgere nessun ruolo di deterrenza nei confronti di una potenza, la Russia, che tenta di difendere i propri interessi. Le diverse forze militari europee potrebbero, invece, essere più efficaci altrove, in crisi che vedono coinvolti non potenze militari di primissimo piano e a questo proposito serve guardare a sud e ciò che potremmo definire il 29° membro dell’Unione Europea: la regione del Mediterraneo.

Essa rappresenta il punto di incontro di tre regioni geopolitiche (Europa, Africa e Medio Oriente) ed è dunque piuttosto complessa da analizzare, ma è un fronte rilevante per tutta l’Europa se questa vuole mantenersi forte e salda. Il problema è che alcune sue aree versano in crisi profonda che, e qui risiede il problema, rischiano di influenzare presto o tardi almeno alcuni Paesi della EU. Una breve panoramica da ovest verso est chiarirà meglio la questione. La Libia, paese centrale per i movimenti migratori dall’Africa all’Italia e quindi all’Europa, è ormai un failed state ovvero uno stato in cui il governo non controlla più il suo territorio e in cui non ha più il weberiano “monopolio della forza fisica legittima”. L’interno territorio libico è così in mano a svariate e violente milizie in lotta fra loro e contro ciò che resta del governo. Il recente colpo di stato del generale Khalifa Haftar è solo l’ultimo esempio. L’Egitto ha eletto al-Sisi ma la sua stabilità interna non è ancora sicura sia visto l’aumentato peso dei gruppi jihadisti come conferma il fatto che nei giorni scorsi l’Egitto ha deciso di acquistare 10 elicotteri d’attacco Apache dagli Stati Uniti proprio con l’obiettivo di meglio affrontare la minaccia. La questione israelo-palestinese resta un nervo scoperto fin troppo noto, mentre la guerra civile in Siria è un forte elemento di instabilità sia verso il Mediterraneo (si pensi al Libano ma anche alla Turchia e alla questione curda) sia verso est con un Iraq sempre più instabile dove intere regioni del paese sono in mano all’ISIS (Islamic State of Iraq and Syria), in questo modo si viene a creare una fascia che va dalle porte di Baghdad al Mediterraneo in mano ad estremisti islamici dove questi ultimi possono agire indisturbati o quasi.

Come europeo mi piacerebbe sapere come l’EU intende affrontare questi problemi drammatici che pongono serie minacce alla sicurezza, così come alla stabilità economica e sociale, sia dei singoli paesi sia dell’Unione nel suo complesso.

 

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Category: Osservatorio internazionale, RdP online

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