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La libertà di satira come presupposto della libertà religiosa

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di Antonio Giuseppe Balistreri

imagesCAISK24RCi sono persone che fanno satira e persone che non tollerano la satira nei propri confronti, al punto da rispondere con le armi, in particolare quando è in gioco la religione. Per noi si tratta di un fatto inconcepibile: non vediamo quale proporzione possa esserci tra umorismo e assassinio, come si possa reagire alla satira sparando e uccidendo. Siamo così abituati a vedere nella satira una manifestazione della libertà di pensiero e quindi uno dei pilastri della nostra civiltà, che nessuno si sognerebbe di rispondere nemmeno con uno schiaffo a chi fa satira contro di noi. La reazione seriosa alla satira infatti aggrava la posizione del satireggiato, che, portato a rispondere seriamente, finisce, cosa a ancora peggiore, per cadere nel ridicolo. Dunque per non aggravare la situazione conviene fare buon viso a cattivo gioco.

Ma chi spara ignora tanto il senso dell’umorismo, quanto il senso del ridicolo. Siamo alla reazione che ammutolisce, la reazione che si spinge fino all’impensabile e che lascia basiti. Come si può pensare di fare irruzione nella sede di un giornale, sparando all’impazzata contro dei giornalisti che pubblicano vignette satiriche (che per principio non risparmiano nessuno)? Qui si scontrano delle mentalità che evidentemente non possono incontrarsi e capirsi. È come se carnefici e vittime (e noi con loro) appartenessero a due mondi completamente diversi. Si dice che si tratta di fanatici dell’Islam. Eppure noi abbiamo creduto al dialogo con l’Islam, non pensiamo che l’Islam sia una religione forsennata, con cui non sia possibile dialogare. Crediamo al dialogo tra le religioni, nell’assunto anche che tutte le religioni abbiamo qualcosa in comune, che i loro messaggi siano compatibili e che anzi le diverse forme religiose siano diverse modalità di manifestare lo stesso tipo di messaggio: la pace, la solidarietà, la fratellanza tra tutti gli uomini, al disopra delle rispettive fedi religiose. Certo, ci sono state le guerre di religione, ma si situano in un’età che non ci appartiene più, un’età anteriore alla dichiarazione dei diritti dell’uomo. Oggi, chi si proponesse di rispondere con una guerra religiosa all’attacco armato in nome di Allah di cui il mondo occidentale è vittima, verrebbe a cadere nella stessa barbarie degli attentatori. L’Occidente è tale perché non fa guerre di religione. Non è l’Islam il nemico da scovare e distruggere. Se lo fosse, l’Occidente scadrebbe a livello del suo avversario e rinnegherebbe i suoi stessi principi. Non si può rispondere alla guerra in nome dell’Islam con la guerra contro l’Islam. L’età delle crociate ce la siamo lasciati alle spalle da un buon pezzo.

Detto questo, però, nessuno può ignorare che l’islam è una religione generatrice di terrorismo. Non conosciamo altre religioni che uccidono nel nome del loro Dio. È difficile immaginare che ci possano essere miliziani buddisti dediti al terrorismo. Se capita con l’islam, un qualche nesso tra messaggio religioso e attività violenta deve pure esserci. È dall’Islam che escono fuori le milizie armate in guerra contro l’Occidente. Una qualche relazione deve pure esserci. Alcuni fanatici si proclamano combattenti in nome di Allah e si organizzano come braccio armato dell’Islam. Si dice che l’Islam è una religione pacifica e nella sua stragrande maggioranza dei fedeli è così. Ma ciò non toglie che in nome dell’Islam venga combattuta una guerra annientatrice contro l’Occidente. Se i fedeli dell’Islam sono quasi tutti innocenti, lo stesso non si può dire della religione che essi praticano. Ad essa infatti si richiamano le milizie armate che combattono contro l’Occidente. Non può essere qualcosa di fortuito.

La religione islamica è dunque responsabile della lotta armata che viene condotta in suo nome contro l’Occidente. Questo comporta che l’Occidente deve muovere guerra contro l’Islam, o proporsi di sradicare l’Islam per mettere fine alla violenza armata?

Se fosse così si ribalterebbe quanto detto prima, quando abbiamo negato la possibilità che l’Occidente intraprendesse una guerra di religione contro l’Islam. Va ribadito invece che, se la religione islamica è responsabile della violenza, questo non comporta che l’Occidente debba muovere guerra contro la religione islamica. L’Occidente deve difendersi degli attacchi bellici o terroristici, senza per questo lasciarsi trascinare in una guerra contro l’Islam (pur ritenendolo colpevole dei colpi subiti). In caso contrario, ci sarebbe una sconfitta ben maggiore, quella dello stesso spirito dell’Occidente. Anche quando venga attaccato militarmente da una religione, l’Occidente non può rispondere in termini di guerra di religione, non fosse altro che l’Occidente non ha nessuna religione da difendere. L’Occidente è la civiltà che permette tutte le religioni e dunque semmai si impegna in una lotta contro coloro che vogliono eliminare la religione (la libertà di fede e di culto). Non contro l’Islam, ma semmai per la libertà religiosa anche dell’Islam l’Occidente è disposto a scendere in guerra, non per una religione quindi e nemmeno contro un’altra religione, ma per la libertà di tutte le religioni. Piuttosto che combattere contro l’Islam, la risposta del’Occidente è: “libertà dell’Islam”. L’Occidente non vuole eliminare nessuna religione, ma vuole permetterle tutte. E le sue guerre di religione semmai sono non a favore o contro una religione, ma per la libertà religiosa di tutte le religioni. Quindi l’Occidente combatte non contro l’Islam, ma per l’Islam, come per qualsiasi altra religione, perché essa o qualsiasi religione trovino la propria libertà di culto. Alla guerra dell’Islam dunque l’Occidente risponde con la libertà dell’Islam – con una guerra per la libertà dell’Islam, piuttosto che contro l’Islam, e questo anche quando l’Islam si proclami contro l’Occidente, si dichiari in guerra contro l’Occidente. Far valere i propri valori nel campo dell’avversario che si proclama anti-occidentale in nome dell’Islam: questa è la vera vittoria dell’Occidente. L’Occidente verrebbe meno al suo spirito se accettasse di muovere una guerra contro la religione del nemico ovvero, peggio ancora, contro un nemico che indossa abiti religiosi. L’Occidente non può scendere in guerra contro nessuna religione, perché l’Occidente è libertà di religione, di ogni religione, di tutte le religioni. All’attacco religioso dunque l’Occidente risponde consolidando ulteriormente la libertà religiosa. In Francia, in Europa, in Occidente, i mussulmani godono di libertà di culto come tutte le altre religioni. Non hanno bisogno pertanto di nessuna guerra di religione. E tuttavia, se malgrado ciò l’Islam genera violenza armata contro chi pure gli concede libertà religiosa un motivo (o un pretesto) ci deve essere.

Detto questo, le comunità religiose islamiche, quali le si incontrano in Italia, in Francia, in Europa, e in tutto l’Occidente, godono della libertà religiosa, cioè godono della possibilità di manifestare liberamente il loro pensiero. Esattamente come il giornale Charlie Hebdo. È in nome dello stesso principio di libertà che in Occidente è possibile tanto la libera manifestazione del culto islamico, quanto la libera manifestazione del pensiero a mezzo stampa. Non sono due libertà diverse, sono lo stesso principio di libertà in forme diverse. Grazie alla libertà di satira è possibile anche la libertà di culto religiosa. Se non ci fosse libertà di satira, anche la libertà religiosa sarebbe costretta a restrizioni. I mussulmani dunque ringrazino che possa esserci in un paese un giornale satirico con Charlie Hebdo. La libertà di Charlie Hebdo deriva dalla stessa libertà per cui si può professare il culto mussulmano in terra di Francia, discendono dallo stesso principio.

Le comunità islamiche in Occidente, ed in Francia in primo luogo, non devono dunque semplicemente accontentarsi di esprimere condanna e solidarietà nei confronti delle vittime, ma considerare un attacco alla loro stessa libertà quello che è stato fatto contro Charlie Hebdo. Debbono sentirsi colpiti essi stessi, in quanto godono delle stesse libertà francesi. E quindi ci si aspetterebbe che le comunità islamiche scendessero nelle piazze per affermare che la libertà del giornale satirico così barbaramente colpito è la loro stessa libertà. Si è trattato di un attentato alla libertà mussulmana in Francia, perché è grazie alla libertà di satira che essa è possibile. Non c’è la libertà di religione da una parte e la libertà di satira dall’altra, si tratta della stessa libertà e l’una non può esistere senza l’altra. E cioè, che gli islamici possono stare in Europa e viverci liberamente avviene per lo stesso motivo per cui in un altro luogo ci sono delle persone, dei giornalisti satirici, che mettono alla berlina Maometto. È grazie al fatto che si può criticare Maometto che i maomettani possono essere liberi di praticare la loro religione in Europa. Si può adorare Maometto in Europa per lo stesso motivo per cui se ne può fare la satira. Le due cose vanno insieme e cadono insieme. Se la Francia fosse un paese in cui non si potesse fare satira religiosa, per lo stesso motivo non ci sarebbe libertà religiosa, e i maomettani non sarebbero ammessi. È grazie alla libertà di satira contro Maometto che si può essere maomettani in Francia o in Italia o in qualsiasi altro luogo civile: la libertà di satira contro Maometto è il presupposto della libertà del culto maomettano in un paese non islamico. Non dimenticalo fratelli musulmani. E quindi scendete in piazza per gridare che la vostra libertà è stata ferita dall’attentato a Charlie Hebdo, che, con la strage che si è perpetrata, è stato ferito quel principio di libertà che permette di vivere da mussulmani in Francia. Non solo i francesi, dunque, ma i mussulmani presenti in Francia devono rivendicare la libertà di satira come principio della loro stessa libertà di culto. Sarebbe molto più significativo se fossero i mussulmani oggi a scrivere “noi siamo Charlie Hebdo”. Che lo scrivano i francesi è abbastanza scontato. È chiaro che tutti noi ci sentiamo colpiti nei nostri principi fondamentali di libertà. Vorremo che anche i nostri fratelli mussulmani condividessero questa comune ferita, che nell’attentato alle “libertà francesi” vedessero colpita la loro stessa libertà. Scendano dunque in piazza innanzitutto i mussulmani di Francia per difendere Charlie Hebdo e rivendicare così la loro libertà di esser mussulmani tutt’uno con la libertà dei francesi di criticare i mussulmani.

Solo in quanto si espongono alla libera critica i mussulmani possono anche esercitare il loro libero culto. Tutte le libertà discendono da uno stesso principio di libertà: non si può rifiutare la satira e rivendicare il diritto di professare il proprio culto. E dunque dove non c’è libertà di satira non può esserci neppure libertà religiosa.

 

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Category: Cultura/culture, RdP online

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