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Algeria: un futuro poco prevedibile e pieno d’incognite

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di Marco Granato

imagesDurante lo scorso settembre Il Presidente Bouteflika ha sostituito alcuni dei vertici degli apparati di sicurezza e della magistratura. Queste azioni vanno lette nell’ottica della complessa armonia dei rapporti di forza che caratterizzano lo Stato algerino, i quali ruotano attorno a tre centri di potere: la Presidenza, l’Esercito, i servizi di sicurezza. Essi sono vincolati l’uno all’altro in una relazione di contrasto e, nel contempo, di interdipendenza.

Fin dal 1962, l’Algeria ha visto esercitare un enorme potere da parte dell’Esercito, cui faceva da contraltare il Département du Renseignement et de la Sécurité (DRS). Tale apparato ha accresciuto il suo potere negli anni ’90, quando dovette condurre, su vasta scala e senza economia di mezzi, una spietata guerra al terrorismo di matrice islamista radicale. Da allora non ha mai smesso di esercitare una preponderate influenza sulla direzione politica dell’Algeria, tanto negli interni quanto nella politica estera. La sua attività permette all’Algeria di essere relativamente sicura rispetto al pericolo del terrorismo; se essa non è estranea al problema, i livelli di controllo e repressione da stato di polizia fanno sì che organizzazioni terroristiche, magari sorte o basate in Algeria, preferiscano operare altrove, spinte anche e soprattutto dal ferreo controllo che le autorità esercitano sulle frontiere.

Il terzo pilastro è rappresentato dal potere politico, originariamente mera emanazione di quello militare, ma che oggi sta lentamente e cautamente accrescendo la propria importanza. L’attuale Presidente Bouteflika ambisce alla Presidenza già nel 1978, ma l’Esercito non lo ritiene un candidato adeguato, in quanto troppo liberale e legato a poteri esteri. Sarà eletto Presidente nel 1999. Gli è chiaro fin da subito che il potente Esercito sarà un avversario pericoloso nei giochi di potere a venire. Il primo sgambetto politico colpisce Bouteflika nel 2004, quando il suo braccio destro, nonché Capo del Governo, Ali Benflis, si candida alle elezioni, concorrendo con Bouteflika stesso, dietro pressione dei vertici dell’Esercito. Bouteflika ne esce vincitore, ma accusa il colpo e da allora cerca di tenere sotto scacco le Forze Armate collocando uomini di sua fiducia nelle posizioni chiave. Poco dopo la vittoria alle elezioni nomina Capo di Stato Maggiore il fidato amico Ahmed Gaïd Salah. Una scelta importante che ci riporta, dopo questa digressione storica, ai cambi di vertice dello scorso settembre.

Il 13 settembre, il Generale Mohamed Médiene Toufik viene rimosso dall’incarico di capo del DRS, dopo esserlo stato per quasi un quarto di secolo. Era l’ultimo degli Janvieristes rimasti al potere, insieme al Gen. Ahmed Boustila, capo della Gendarmerie fino allo scorso 10 settembre, quando è stato rimosso allo stesso modo. Questa repentina decisione non è certo un fulmine a ciel sereno per il DRS. Infatti, fin dal 2013, il Presidente ha ridotto sempre più le funzioni e le competenze dell’organizzazione, trasferendole spesso allo Stato Maggiore dell’Esercito, comandato per l’appunto dal fidatissimo Generale Gaïd Salah.

Questa politica fa parte di una strategia di lungo termine portata avanti dalla Presidenza. Bouteflika è attualmente in condizioni di salute critiche, dunque le linee decise dalla Presidenza stessa sono determinate principalmente dal suo entourage. L’obiettivo principale è ridurre il potere sia dell’Esercito che del DRS in favore della sfera civile. Il problema del post-Bouteflika è sempre più una realtà e l’obiettivo sarebbe anche quello di diminuire la concentrazione di potere nelle Forze Armate e nel DRS, al fine di evitare, se e per quanto possibile, un conflitto interno, anche alla luce della crescente instabilità sociale che sarà trattata di seguito.

In particolare, il DRS sta subendo un ridimensionamento ed una limitazione dei suoi poteri come conseguenza dei vari attriti che ha avuto con la Presidenza, tra i quali due spiccano sopra gli altri: il primo è il famoso caso in cui l’organizzazione fu accusata di aver scoperto e divulgato attraverso i media delicate informazioni concernenti le condizioni di salute del Presidente. Il secondo caso è quello riguardante lo scandalo Sonatrach, compagnia petrolifera statale algerina, i cui vertici furono investiti da un processo per corruzione, con varie accuse tra cui appropriazione indebita di denaro pubblico e riciclaggio. L’indagine partì proprio dal DRS, in particolare da un suo ramo avente funzione di polizia giudiziaria. Lo scandalo ebbe una notevole copertura mediatica e l’immagine dell’Algeria dinnanzi all’opinione pubblica mondiale ne risentì pesantemente. Duramente colpito da questo scandalo fu Chakib Khelil. Questi era stato, dal 1999, consigliere di Bouteflika e Ministro dell’Energia e delle Miniere, cumulando poi anche la carica di presidente di Sonatrach fino alla nomina di Mohamed Meziane nel 2003. Coinvolto dallo scandalo, fu oggetto di un mandato di arresto internazionale. Altro duro colpo per Bouteflika, che vedeva in lui una figura capace e degna di grande fiducia. Lo scandalo Sonatrach coinvolse anche l’italiana Saipem, parte del gruppo ENI. La Procura di Milano indagò su presunte tangenti, secondo i magistrati pari a circa 200 milioni di euro, per l’aggiudicazione di contratti per la costruzione di gasdotti. In altre parole, lo scandalo Sonatrach fu lo specchio di uno scontro nascosto ma non per questo leggero tra il potere politico e quello militare, il quale usò ed usa come cavallo di battaglia il temibile DRS.

Il meccanismo del potere ha spesso seguito questo copione: i militari decidono di appoggiare una certa figura politica. Questa prende il potere, ma, nell’esercizio del potere stesso, si trova in un conflitto di interesse con i militari. Quando ciò accade, essi ricorrono al temibile DRS, alla magistratura, o ad un’azione concertata dei due apparati per rimuovere le figure scomode vicine al potere politico “disobbediente”. Non è un caso che le epurazioni dello scorso settembre abbiano interessato anche la magistratura, in particolare la figura di Belkacem Zeghmati, rimosso dal ruolo di Procuratore Generale della Corte d’Algeria. Fu lui ad emettere il mandato di arresto internazionale contro Khelil ed ebbe anche delle responsabilità nell’affare del porto di Algeri, conclusosi con una condanna senza giusto processo a carico di alcuni imprenditori algerini.

Tornando allo scandalo Sonatrach, è necessario soffermarsi sul peso e sul significato ricoperto da un attacco al settore petrolifero algerino. Il petrolio è la principale risorsa del Paese e l’economia non può prescindere da esso. Le esportazioni sono rappresentate per il 42% dal petrolio grezzo, per il 41% dal gas di petrolio e per il 13% da petrolio raffinato. Queste esportazioni ammontano a quasi 70 miliardi di dollari (dati riferiti al 2013). Il recente crollo dei prezzi del petrolio sta pesantemente danneggiando l’economia algerina, compromettendo di riflesso la stabilità sociale. Il dicembre 2014 è stato segnato da delle proteste nella città di Touggourt, proprio nel momento in cui il prezzo del petrolio, già a soli 54.4 dollari al barile, non accennava a risalire, anzi si avviava ad un’ulteriore diminuzione. E’ una cosa abbastanza comune che si verifichino proteste di questo tipo; ciò che sta cambiando è il livello di violenza che raggiungono ultimamente: a Touggourt tre persone sono rimaste uccise negli scontri con la polizia. Le proteste esprimono l’insofferenza verso la situazione di disagio provocata dai tagli alla spesa pubblica, dovuti proprio alla diminuzione degli introiti dal settore petrolifero. Questi tagli si sono tradotti in un blocco delle assunzioni nel settore pubblico, in un momento in cui la disoccupazione è al 10.6%, in particolare quella giovanile al 25.2%. Altra conseguenza è stata la procrastinazione dei finanziamenti per la realizzazione di grandi infrastrutture.

L’Algeria dispone di cospicue riserve di denaro liquido, anche in valuta estera, e questo dovrebbe permetterle di compensare le perdite derivanti dall’andamento dei prezzi del petrolio, ma per poco. Se la Legge Finanziaria per il 2015 prevedeva un aumento della spesa pubblica del 15%, quella per il 2016 la riduce del 9%, ad indicare che questa politica, che si può schematizzare in un “acquisto” di stabilità sociale attraverso sussidi finanziati dal settore petrolifero, potrà difficilmente funzionare sul lungo periodo. Per cercare di migliorare l’efficienza del settore energetico, l’Algeria ha avviato un progetto di collaborazione che vede coinvolti il Comitato di Regolazione del Gas e dell’Elettricità Algerina (CREG) e le sue controparti austriaca e spagnola. Lo scopo di questa iniziativa di durata biennale finanziata dall’UE sarà essenzialmente quella di formare i quadri dirigenti di CREG secondo standard e metodi europei. Inoltre, il 3 novembre scorso, l’amministratore delegato di ENI Descalzi ha incontrato le figure di riferimento del settore energetico algerino discutendo la possibilità di avviare una cooperazione per lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile. Sempre per quanto riguarda il settore energetico, Algeria e Malta stanno considerando la possibilità di una stretta collaborazione sul piano economico. Da una parte Malta, con la sua posizione geografica, favorirebbe l’accesso di gas naturale algerino all’Europa, mentre da parte sua l’Algeria ospiterebbe degli esperti del settore del turismo e della ristorazione maltesi, che opererebbero in strutture controllate dallo Stato. Si può leggere in questo accordo un tentativo, seppur timido, di potenziare il settore turistico? E’ difficile dirlo con sicurezza. L’Algeria è sempre stata poco propensa ad aperture in questo senso, per varie ragioni: i rigidi controlli degli apparati di sicurezza rendono difficile la circolazione di persone, mentre il sistema finanziario è stato volutamente tenuto ad una cauta distanza rispetto ai circuiti internazionali, per evitare i rischi di ingerenze da parte dei poteri esteri. D’altra parte, un’apertura potrebbe facilitare l’accesso di capitali stranieri, utili ad un processo di diversificazione economica.

In sintesi, con l’economia colpita dall’abbassamento del prezzo del petrolio, il potere politico sta perdendo il supporto della popolazione, nonostante le contromisure prese per attenuare il problema. Le recenti epurazioni operate dal Presidente tolgono potere alle Forze Armate ed al DRS, i quali però difficilmente saranno disposti ad accettare ulteriori limitazioni alla propria influenza, soprattutto in un momento in cui le critiche condizioni di salute di Bouteflika pongono il problema dell’imminente avvio della lotta di potere per la sua successione.

 

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Category: generico, Osservatorio internazionale, RdP online

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