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Iowa: prima vittoria per Cruz e Clinton / Iowa: first victory for Cruz and Clinton

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di Alia K. Nardini*

untitledSi chiude l’attesissimo appuntamento dell’Iowa Caucus, con alcune sorprese e molte indicazioni utili per il futuro, in queste già combattutissime presidenziali statunitensi. L’affluenza alle urne è stata notevole, con più di 180mila elettori Repubblicani che hanno espresso la loro preferenza – cieca 60 mila in più rispetto al 2012. Anche tra i Democratici hanno votato più di 170 mila, e nonostante si sia ben lontani dai 240 mila che nel 2008 segnarono il primo di una lunga serie di successi per Barack Obama, si è pur sempre trattato di 30 mila persone in più del previsto. Più che i numeri, sono tuttavia importanti le dinamiche che hanno caratterizzato l’aumento di affluenza alle urne.

La corsa tra i Democratici si è conclusa praticamente in pareggio, come ha affermato lo stesso Bernie Sanders, che ha raccolto il 49,5% delle preferenze contro il 49,9% di Hillary Clinton (questo si tradurrà, nei prossimi giorni, in un vantaggio di davvero pochissimi delegati per l’ex Segretario di Stato). Chiaramente, Sanders aveva bisogno di una vittoria per cavalcare l’iniziale – e inaspettato – successo della propria candidatura, e ora dovrà lavorare ancora più duramente per conquistare consensi anche tra le donne, gli afroamericani e i latinos. Ciò nonostante, anche Barack Obama venne sottovalutato quando vinse l’Iowa nel 2008 (Hillary si piazzò terza, dopo John Edwards, ed era ancora l’inevitable candidate). È pertanto notevole il risultato del Senatore del Vermont, premiato dall’elettorato Democratico in virtù delle sue posizioni iperliberali e profondamente ideologiche, diametralmente opposte al pragmatismo di Hillary Clinton. Indubbiamente, una vittoria di Sanders in Iowa avrebbe potuto segnare l’inizio di un’ascesa forse inarrestabile, specie visto il suo netto vantaggio nel prossimo appuntamento elettorale in New Hampshire. Altrettanto vero è che l’Iowa ha evidenziato le difficoltà di Clinton tra quel 43% dei Democratici che si dichiarano “socialisti”, come rileva il Politico – difficoltà che non accennano a diminuire, e che potrebbero sospingere Sanders in avanti ancora per parecchi appuntamenti elettorali.

Il terzo candidato Democratico, l’ex Governatore del Maryland e sindaco di Baltimora Martin O’Malley, ha annunciato il proprio ritiro a metà del conteggio, con un discorso molto accorato e politicamente rispettoso degli avversari. Il conteggio si è chiuso per lui allo 0,6%.

Cruz ha vinto a sorpresa il voto Repubblicano, con l’appoggio determinante dei bianchi protestanti e dei cristiani evangelici, nonché dei conservatori tradizionalisti, che hanno visto in lui un candidato più affidabile per la nomination rispetto a Donald Trump. In questo senso, potrebbero essere stati decisivi i sondaggi che vedrebbero il magnate dell’industria in svantaggio sia contro Hillary Clinton, che contro Sanders, dunque più debole rispetto ad una possibile nomination di Cruz o Rubio per il GOP. Inoltre la decisione di Trump di non partecipare all’ultimo dibattito della Fox lo scorso 28 gennaio può aver lasciato perplessi molti dei suoi sostenitori. Cruz quindi si piazza al comando con il 27,7% delle preferenze. Seguono Trump e Rubio, molto vicini, rispettivamente al 24,3% e 23,1%. È l’indicazione di come il sostegno per Trump (il 32% riportato dai sondaggi delle ultime settimane, quasi 10 punti di vantaggio sugli altri candidati) non sia stato in grado di tradursi in un risultato elettorale convincente. I sostenitori di Trump, come nota il Washington Post, sono determinati e attivi già da tempo, ma non sono stati numericamente sufficienti per portarlo alla vittoria. Il trend anti-establisment, seppur molto forte, è stato meno rilevante del conservatorismo sociale impegnato per i temi etici, che ha privilegiato Cruz.

L’altro dato inatteso è il risultato di Marco Rubio, che ha conseguito ben 6 punti in più rispetto ai sondaggi che lo davano al 16,9%. Rubio ha riscosso un notevole successo tra i nuovi elettori (così come Cruz), e gli indecisi (i cosiddetti last-minute, il 45% dei Repubblicani in Iowa). Sono queste due indicazioni importanti, che proiettano in avanti il giovane Senatore della Florida nella corsa alla Casa Bianca. È importante notare che Rubio ha anche investito molto meno tempo e denaro rispetto a Cruz nell’Iowa, partendo sfavorito a detta del suo stesso staff, quindi ha ora parecchie energie da dedicare ai prossimi appuntamenti elettorali – specie dopo essersi assicurato l’ambito appoggio del Senatore Tim Scott, l’unico Repubblicano di colore al Senato e primo membro afroamericano del Congresso per la Carolina del Sud dal 1897.

Rimane a galla a malapena l’ex neurochirurgo Ben Carson (9,3%), così come il libertario Rand Paul (4,5%). Aumenta invece la pressione su Jeb Bush, sul Governatore dell’Ohio John Kasich e sul Governatore del New Jersey Chris Christie, che devono ora ottenere un risultato apprezzabile in New Hampshire il 9 febbraio. Diversamente, il partito eserciterà sicuramente pressioni affinché le candidature siano ritirate, per permettere a Rubio di consolidare la propria posizione come frontrunner.

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untitledThe long-awaited appointment with the Iowa Caucus has come to an end, marked by a few surprises and pivotal information looking ahead to November, in these already much fought-over presidential election. The results were unprecedented for Republicans, with a historic turnout which exceeded 180,000, an astonishing 60,000 more than expected in the Hawkeye State. Even among Democrats, more than 170,000 cast their vote. Although we are a far cry from the 240,000 preferences that marked the first of a long series of successes for Barack Obama in 2008, at least 30,000 on the Democratic side showed up unexpectedly. More important, however, are the dynamics that characterized the increase in voter turnout.

The race on the Democratic field was “virtually a tie”, as Senator Sanders pointed out himself. The Vermont Senator collected 49.5% of the preference versus the 49.9% of Hillary Clinton (over the next few days, this will result in a minimal advantage in terms of delegates). Clearly, Sanders needed a victory to ride the initial – and unexpected – momentum of his presidential bid, and now will have to work even harder to gain support among women, African Americans and Latinos. Nonetheless, it should be noted that Barack Obama was also underestimated when he won Iowa in 2008 (Hillary ranked third after John Edwards, and she was still considered the inevitable candidate). Still, the Vermont Senator achieved a remarkable result, winning over the young and hyper-liberal Democratic electorate in Iowa, with his revolutionary and deeply ideological positions which lie in stark contrast with Hillary Clinton’s pragmatism. Perhaps a Sanders victory in Iowa could have marked the beginning of an otherwise unstoppable ascent, especially given his distinct advantage in the forthcoming elections in New Hampshire. However, Iowa undoubtedly highlighted Clinton’s difficulties with the 43% self-appointed “socialists” in the Democratic Party. These difficulties, which continue unabated, could push Sanders’ campaign ahead for weeks to come.

The third Democratic candidate, former Governor of Maryland and Baltimore Mayor Martin O’Malley, announced his withdrawal mid-count, with the delivery of a heartfelt speech that garnered the respect of his political opponents. The counting ended for him at 0.6%.

Cruz surprisingly won the Republican vote, with the decisive support of white, Protestant evangelicals, as well as traditional conservatives who saw him as the more viable candidate for the nomination, as opposed to Donald Trump. In this sense, the polls which have pitted the New York tycoon at a clear disadvantage in the potential race against either Hillary Clinton and Bernie Sanders, therefore weaker than a Cruz or a Rubio, must have influenced GOP voters. Also, Trump’s decision not to partake in the latest GOP debate on January 28th may have left his followers with sizable room for doubt. Cruz leads in Iowa with 27.7% of the preferences, followed by Trump and Rubio, with 24.3% and 23.1% respectively. It is essential to note that support for Trump (32%, as reported pre-caucus by the polls over the past weeks – almost a 10-points advantage over other candidates) did not translate into a tangible electoral result. This makes more sense when we recall that Trump supporters, as the Washington Post observed, have been very organized, vocal, and active for quite some time, but concurrently have failed to build up the numbers vital to securing his victory. The anti-establishment trend, although very strong, was less relevant than social conservatism and religious motivations in the booth, which privileged Cruz.

The other unexpected result was Marco Rubio’s success. The Florida senator scored almost 7 points higher than a projected 16.9% in the initial polls. Rubio gained substantial traction among new voters (as Cruz did), as well as among the undecided (the so-called last-minute voters, 45% of all Republicans in Iowa). These are two important indications, which project the young Senator from Florida well into the White House race. It is important to note that Rubio also invested considerably less time and money than Cruz in Iowa. According to his own staff, he started among the least favorites and now has considerably more energy to devote to the future appointments, especially after securing the support of Senator Tim Scott, the only black Republican in the Senate and the first African American congressman from South Carolina since 1897.

Barely staying afloat after the Iowa caucus are former neurosurgeon Ben Carson (9.3%), and libertarian Rand Paul (4.5%). As for the remaining candidates – Jeb Bush, Ohio Governor John Kasich and Governor Chris Christie of New Jersey, the pressure ensues. All of them will be expected to produce strong results in New Hampshire next week; otherwise, it can only be expected that the party will urge said candidates to withdraw, in order to consolidate support for Senator Rubio’s position as the party frontrunner.

 * Docente di Relazioni internazionali presso lo Spring Hill College e membro dell’Istituto di Politica.

 

 

 

 

 

 

 

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