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Nevada e South Carolina, tra populismo e inevitabilità politica / Nevada and South Carolina. Populism and the politically inevitable nominees?

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di Alia K. Nardini

downloadIl fine settimana è trascorso all’insegna delle sorprese, all’indomani delle primarie Repubblicane nella Carolina del Sud e del caucus Democratico in Nevada, svoltisi entrambe lo scorso sabato 20 febbraio.

Trump ha trionfato in South Carolina con il 32,5% dei voti, conquistando tutti i delegati in palio. Le primarie Repubblicane nello Stato del Palmetto non sono esattamente un appuntamento winner-take-all, dove anche con una maggioranza relativa il candidato in testa si aggiudica tutti i delegati in palio; tuttavia, il risultato in South Carolina è stato comunque un successo per Trump, che ha ottenuto la maggioranza sia a livello statale che in ogni singolo distretto, dunque incassando il sostegno di tutti i 50 delegati da assegnare. È una vittoria estremamente importante per l’uomo d’affari newyorchese, che può ora contare su un totale di 61 delegati per la convention di Cleveland di quest’estate, in cui il Grand Old Party deciderà ufficialmente chi rappresenterà il partito nella corsa alla Casa Bianca. Nonostante il fermento dei media, la vittoria in South Carolina non decreta peraltro la nomination di Trump. Ci sono ancora molti candidati validi in campo, l’establishment del partito non sopporta Trump, e ci sono ancora moltissimi appuntamenti elettorali in programma. Seppur indubbio che Trump a questo punto sia un candidato solido, intenzionato a restare in corsa per ancora molto tempo, si è pur sempre distanti dalla soglia di 1.237 delegati necessari ad assicurarsi la nomination.

Secondo in South Carolina è Marco Rubio con il 22,5% delle preferenze. Il giovane Senatore della Florida si è ripreso dalla scarsa performance della scorsa settimana in New Hampshire, ed è giunto nello Stato del Palmetto con in tasca il prestigioso endorsement della Governatrice indiana-americana Nikki Haley, e del Senatore afroamericano Tim Scott, guadagnando un buon piazzamento. Ciò nonostante, se Rubio vuole davvero vincere la nomination, deve ottenere un buon risultato anche in Nevada – stato in cui ha vissuto da bambino e dove, in virtù della struttura organizzativa capillare dei caucus, ci si aspetta che Trump non consegua un risultato importante.

Segue terzo, a brevissima distanza, Ted Cruz (22,3%), il quale aveva scommesso molto su questo appuntamento vista la forte presenza di evangelici e degli ultraconservatori, che gli hanno invece largamente preferito Trump. Performance deludente per Jeb Bush, che sperava di consolidare la sua posizione in uno stato sorprendentemente simile al suo Texas, dove i Bush godono di un notevole seguito. Con il suo 7,8%, l’ex Governatore della Florida ha invece annunciato il proprio ritiro dalla campagna presidenziale, lasciando campo aperto a Marco Rubio che il 15 marzo si presenterà nella sua Florida per conquistare i 99 delegati in palio nell’appuntamento winner-take-all. Chiudono John Kasich (7,6%) e Ben Carson (7,2%), che nonostante un piazzamento più che modesto hanno eroso il sostegno di Rubio e Cruz, rispettivamente Kasich tra i moderati, e Carson tra gli ultraconservatori. La decisione di Carson di rimanere in corsa potrebbe penalizzare in particolar modo Cruz, che guarda ai prossimi appuntamenti nella Bible Belt in occasione del Super Tuesday del 1 marzo per rilanciare la propria campagna.

Per quanto riguarda il caucus Democratico, in Nevada Hillary Clinton vince con il 52,7% delle preferenze e ottiene 20 delegati. Bernie Sanders, con il 47,2%, ne ha 15. Sanders, che negli ultimi sondaggi appariva testa a testa con Clinton, sperava di aver allargato la base del proprio sostegno ben oltre all’elettorato giovane, bianco e liberale. Tuttavia, dopo la sconfitta in New Hampshire, la macchina elettorale di Clinton ha lavorato alacremente per enfatizzare il suo caring side, come lo definisce il New York Times, ovvero le sue capacità empatiche di attenzione verso i più deboli. L’ex Segretario di Stato si è presentata in modo convincente come il candidato più disponibile ad aiutare le famiglie in difficoltà, le donne (come le vittime di violenze) e i bambini, nonché ad difendere i permessi retribuiti ed alzare il salario minimo. Hillary ha guadagnato ancora consensi tra le donne, le fasce a basso reddito e gli ispanici – tutte categorie presso le quali Sanders ancora fatica a conseguire risultati apprezzabili.

Clinton appare infine inarrestabile tra gli afroamericani (il 76% ha votato per lei, rispetto al 22% di Sanders), il che è un ottimo segnale per l’ex Segretario di Stato con l’approssimarsi del Super Tuesday, quando si voterà in numerosi stati con un’alta percentuale di afroamericani e ispanici, come Alabama, Georgia e Texas,.

L’assegnazione totale dei delegati per il Partito Democratico è 502 a 70 a favore di Clinton. Si è ancora lontani dai 2.382 necessari per ottenere la nomination, ma il vantaggio di Hillary si consolida. Questo anche perché Clinton può contare su un gran numero di superdelegati, che seppur potenzialmente liberi di cambiare la propria preferenza per un candidato (a differenza dei superdelegates Repubblicani), sono in gran numero schierati con l’ex Segretario di Stato.

Il caucus del Nevada attende ora i Repubblicani martedì 23 febbraio, mentre le primarie in South Carolina sono il prossimo appuntamento in calendario per i Democratici sabato 27. Trump e Clinton sono rispettivamente in vantaggio nei sondaggi.

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imagesThis weekend was full of surprises, in the aftermath of the Republican primary in South Carolina and the Democratic caucus in Nevada, which both took place on Saturday.

Trump succeeded in South Carolina with 32.5% of the popular vote, securing the entirety of the available delegates. The Republican primary in the Palmetto State is not a winner-take-all event, where a relative majority enables the frontrunner to collect all delegates available; however, the result in South Carolina was a decisive victory for Trump, who gained a majority both at state level and in each district, thus earning the support of all the 50 delegates up for grabs. It was a pivotal victory for the New York businessman, who can now count on a total of 61 delegates up to this point. The party frontrunner has established a steady pace looking down the road to the Republican convention in Cleveland this summer, when the Grand Old Party will officially make its final decision on a candidate for the White House race. Still, despite all the media flurry, Trump’s victory in South Carolina is a far cry from the final decision for the nomination. There are still many strong candidates in the Republican field, the party establishment detests Trump, and many other relevant electoral appointments are scheduled for March. Undoubtedly, at this point Trump appears as a solid candidate, who is willing and able to stay in the race for a long time; nevertheless, he has a long road ahead of him as he looks to secure the 1,237 delegates essential to earning the party’s nomination.

Marco Rubio followed with 22.5% of the preferences. The young Florida Senator recovered from his poor performance in New Hampshire last week. Senator Rubio entered the race in the Palmetto State with the coveted endorsement of Indian-American Governor Nikki Haley, and of African American Senator Tim Scott. However, if Rubio is seriously seeking the party nomination, he must set his sight toward greater heights in Nevada – where, in virtue of the extensive organizational caucus structure, Trump is expected to underperform.

Ted Cruz just fell short at 22.3%. The junior Senator from Texas was eager to capitalize on support from ultra-conservatives and evangelicals, all of whom seemed to largely in favor of Trump. Results were crippling for Jeb Bush, who had hoped to restart his campaign in a strikingly similar state to his home, Texas, where the Bush family has held strong support. With 7.8% of the preferences, the former Governor of Florida announced his withdrawal from the presidential race, leaving the field to Marco Rubio who now has a clear road ahead in Florida for the March 15 winner-take-all primaries. Senator Rubio now hopes to secure the 99 delegates at stake there. John Kasich at 7.6% and Ben Carson at 7.2% finished last, nevertheless eroding support for Rubio and Cruz respectively (Kasich among moderates, and Carson among ultraconservatives). Carson’s decision to stay in the race could penalize Cruz’s campaign in particular, as he looks to the Bible Belt for the Super Tuesday appointments of March 1, a traction which could prove pivotal to the rise of his campaign.

As for the Democratic caucus, Hillary Clinton won Nevada with 52.7% of the preference and obtained 20 delegates. Bernie Sanders, at 47.2%, won 15. Sanders, who came heard-to-head with Clinton in the most recent polls, was hoping to lock down a broader base of support beyond the young, white, and liberal coalition of voters which is propelling him forwards. However, Clinton’s electoral machine worked very hard after her defeat in New Hampshire. She succeeded in emphasizing her “caring side”, as the New York Times called it – that is, her capacity for empathy and concern for the most vulnerable. The former Secretary of State has in fact successfully rebranded herself as the candidate who is most willing to help struggling families, women (such as rape survivors), and children, as well as defend paid family leave and raise the minimum wage. Hillary also consolidated her support among women, low income groups, and the latino population – groups among which Sanders continues to struggle.

Clinton also appears unstoppable among African Americans (76% voted for her, compared to 22% of Sanders), which is a good sign for the former Secretary of State, as she sets her sights toward Super Tuesday. On March 1st, Hillary hopes to win many states with a high percentage of African-Americans and Hispanics, such as Alabama, Georgia and Texas.

The total allocation of delegates for the Democratic Party stands now 502 to 70 in favor of Clinton. We are still far from the 2,382 delegates needed to earn the Democratic nomination, but Hillary’s advantage still appears strong. This is also because Clinton can count on a large number of superdelegates, who have expressed their support in favor of the former Secretary of State. Still, should the nomination process come to a tie, the Democratic Party superdelegates (unlike Republican ones) are potentially free to change their minds and vote for a different candidate at the party’s convention.

The Nevada caucus now looms on the Republican calendar and is set for Tuesday, February 23; while the next appointment for Democrats is the South Carolina primary, scheduled for Saturday the 27th. Trump and Clinton respectively lead in the polls.

 

* L’America al via in Iowa, tra scontri di partito e tendenze anti-establishment / The Iowa caucus: what to look out for, what to expect

* Iowa: prima vittoria per Cruz e Clinton / Iowa: first victory for Cruz and Clinton

* Il New Hampshire e la corsa alla presidenza / New Hampshire and the White House Race

 

 

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