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L’euroscetticismo inglese e l’evaporazione del progetto comunitario

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di Daniella Coli

downloadIl trattato negoziato a Bruxelles da David Cameron è stato commentato negativamente dai nostri media, che parlano di Europa a pezzi e di follia inglese per il referendum del 23 giugno su Brexit.

L’UK non ha mai aderito a Schengen, né all’euro, considera l’Unione europea una zona di libero commercio e per i britannici l’europeismo non è un’ideologia. L’UK, patria della democrazia parlamentare, non ha mai desiderato un superstato, e, diversamente dall’ideologia europeista per cui gli stati nazionali sono l’origine del male assoluto del ‘900, i britannici considerano lo stato nazionale la migliore difesa contro le ideologie internazionaliste, che dal giacobinismo al comunismo, passando per il nazismo, hanno devastato l’Europa. Cameron ha ottenuto per Westminster il diritto di respingere le direttive di Bruxelles, di ridurre l’accesso ai benefit del welfare degli immigrati europei, ma, soprattutto, ha costretto l’Unione a rivedere i suoi principi fondanti. Ha ottenuto un notevole successo, ma ha immediatamente annunciato il referendum.

Mentre l’Italia desidera un’Ue più comunitaria e solidale, la fine degli stati nazionali e gli Stati Uniti d’Europa, in UK una parte consistente di cittadini vuole uscire dall’Unione. Mentre l’Italia ha un’identità debole e teme sempre di perdere i contatti con l’Europa, l’UK, da quando ruppe con la Chiesa di Roma, ha una storia autonoma dal Continente e ritiene la rivoluzione francese il preludio di quella sovietica e del totalitarismo nazista. Soprattutto, si considera la nazione che ha creato il mondo moderno con la democrazia parlamentare, la libertà di commercio e di impresa.

Diverso è anche il rapporto con la riunificazione tedesca, uno shock per la Dc e il Pci e un ridimensionamento dello status della penisola. Mentre l’Italia, come se fosse gli Stati Uniti con la Cina, spera che Angela Merkel possa farsi carico di parte del debito italiano ( si veda l’articolo di Paolo Bricco sul Sole 24 Ore del 19 febbraio) e insieme dipinge l’attuale Germania come il Quarto Reich, dimenticando di avere combattuto a fianco di Hitler, l’UK ha un’immagine positiva della Germania riunificata, come mostra la simpatia dei media per Deutschland 83, la serie tv ignorata dai nostri quotidiani. Nel 2014, per il centenario dell’ingresso in guerra contro l’impero tedesco e austro-ungarico, la Bbc ha dato la parola a Niall Ferguson, autore di Pity of War, per il quale la Gran Bretagna non era affatto minacciata dalla Germania come ai tempi di Napoleone e avrebbe potuto convivere pacificamente con una Germania vittoriosa sul Continente. Per Ferguson, la prima guerra mondiale fu un colossale errore per la perdita di vite umane e perché indebolì l’impero britannico. Lo spot più trasmesso in UK durante il Natale 2014, è stato quello della Sainsbury Chocolate e della Royal British Legion sulla tregua di Natale tra soldati tedeschi e inglesi, che escono dalle trincee, festeggiano, giocano a calcio e si scambiano barrette di cioccolato. Ai britannici interessa più riflettere sulla decolonizzazione e sulla fine dell’impero, come mostra Empire of Secrets di Calder Walton. Pensano ai problemi di oggi in Medio Oriente e Africa, non a quelli del secolo scorso.

Enrico VIII fu considerato folle quando decise di rompere con Roma e di impadronirsi delle proprietà della Chiesa cattolica, ma da quella decisione nacque la potenza commerciale e coloniale inglese: la nascita dell’impero britannico. Lo scisma con Roma comportò l’abbandono del Continente e l’espansione verso nuove terre e oceani, la creazione di un impero che dominò il mondo per tre secoli. Per Luigi Zingales sul Sole 24 Ore del 22 giugno 2014, la tentazione UK di rompere con Bruxelles è simile a quella di Enrico VIII. Zingales esagera, ma è tra i pochi in Italia a capire i motivi dell’eventuale Brexit: l’UK vorrebbe firmare trattati di libero scambio con Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Hong Kong, India e Cina, ma non può farlo autonomamente, perché la competenza in questa materia spetta a Bruxelles, che si muove con grande lentezza. Se aspettare degli anni può essere accettato da Albania e Montenegro, non può andare bene per l’UK, con la City, la seconda borsa del mondo, dove passano tutti i traffici asiatici e il Commonwealth.

L’annuncio recente della fusione tra la Deutsche Börse e la London Stock Exchange, che già include il mercato azionario italiano, dà qualche idea del futuro. Dalla crisi economica al problema dei migranti, molte crepe mostrano la fragilità dell’ Ue, che pretende omogeneizzazione giuridica e uniformità totale per ventotto stati diversissimi tra loro per storia ed economia. Il successo di movimenti e partiti euroscettici, la sconfitta dei governi europeisti, come p.e. quello di Rajoy, l’ondata di migrazioni di massa da Medio Oriente e Africa, la sospensione di Schengen, la reazione della Francia dopo il Bataclan, i paesi del “Gruppo Visegrad” (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacca) che rifiutano le ricollocazioni e alzano muri per fermare l’ingresso di migranti, insieme ai paesi del Nord Europa, indicano che, Brexit o non Brexit, l’Unione sta evaporando.

 

 

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Category: Osservatorio internazionale, RdP online

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