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Silvio is back (e nell’era della letargocrazia forse vincerà ancora)

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di Alessandro Campi

Convention "L'Italia e l'Europa che Vogliamo"Il ritorno prepotente sulla scena del Cavaliere in quel di Fiuggi – tonico e abbronzato recitano le cronache – è certamente la notizia che oggi merita un commento. Il copione è stato quello di sempre, battute incluse: tipo ‘ho un discorso scritto di quaranta pagine che preferisco non leggere’, sentita cento volte. Ma si dovrebbe aver capito, dopo vent’anni e passa spesi nell’attesa vana di vederlo nell’angolo, che la sua forza consiste proprio nella capacità a riproporsi immutabile nel tempo: la copia (ancora vincente) di sé stesso.

Nell’era che è stata definita della ‘letargocrazia’ – con riferimento alla Cancelleria Merkel e alla sua capacità di soddisfare il bisogno di normalità dei tedeschi governando con pragmatismo e senza scossoni ideologici – Berlusconi sembra rappresentare una variante anch’essa di successo della politica narcotizzante. Consistente nel non cambiare mai in un’epoca in cui tutto cambia con troppa fretta, generando nelle persone nevrosi, ansia e disorientamento. Cosa c’è in effetti di più rassicurante di un leader politico che è oggi – nelle idee e finanche nell’aspetto fisico – esattamente come era nel 1993?

Il suo intervento ieri è avvenuto pressoché in contemporanea con quello tenuto dal leader della Lega al raduno di Pontida. Il che rende più facile ed espressivo il paragone tra le rispettive proposte politiche. Liberal-moderata quella berlusconiana, con le consuete proposte tese a liberalizzare l’economia, a tagliare le tasse e a ridurre l’oppressione della burocrazia sui cittadini. Radicale e tutta giocata sul binomio legge e ordine quella di Salvini, con la sua idea di lasciare briglia sciolta alle forze di polizia nella repressione del crimine e nella lotta all’immigrazione clandestina (ma ieri Salvini parlava in un momento per lui molto difficile e forse i suoi toni assai duri si spiegano anche con la necessità di galvanizzare la base militante).

Il Cavaliere ha ribadito la sua appartenenza al campo del popolarismo europeo, ma ha evitato di indicare i populismi (definiti piuttosto ‘ribellismi’) come un pericolo per la democrazia: ne ha denunciato piuttosto la sterilità politica e l’incapacità a divenire forze credibili di governo. Anche la sua professione di fede europeista (parlava pur sempre ad un meeting organizzato da Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo) è stata tutt’altro che acritica: nel suo giudizio l’Unione europea è sì un grande ideale, ma oggi funziona male e deve dunque assolutamente cambiare, ad esempio arrivando ad adottare una politica estera e di difesa comune. Non è mancato un richiamo al ruolo decisivo della Russia sulla scena internazionale, anche in questo caso evitando di appiattirsi su posizioni ideologiche atlantiste o russofobe. Così come c’è stata una denuncia esplicita dei pericoli di un’immigrazione incrollata e di massa, bilanciata dalla proposta di un piano Marshall per l’Africa e da un invito al dialogo con la Turchia. Sul piano della politica economica, infine, un’attenzione particolare è stata rivolta ai ceti popolari e a quelli più colpiti dalla crisi economica (anziani in testa), da sostenere con aiuti economici straordinari.

Tutto ciò per dire che se ieri si sono sentite – a Fiuggi e Pontida – due destre molte diverse tra loro per stile e contenuti, ma lo sapevamo già, ciò non significa che un’alleanza di governo tra Berlusconi e Salvini sia, diversamente dal passato o da quel che accade a livello locale, una quadratura del cerchio impossibile da realizzare. E’ un errore scambiare le differenze che indubbiamente esistono nei programmi di Forza Italia e della Lega con la loro enfatizzazione propagandistica imposta dal fatto che, con l’attuale legge elettorale proporzionale, i partiti dovranno andare alle urne cercando i voti degli elettori ognuno per sé. Così come è un errore non cogliere i potenziali punti di convergenza e le aperture contenute nel discorso tenuto ieri da Berlusconi e che abbiamo sopra indicato.

Quest’ultimo ha parlato ieri e nuovamente da capo dell’alleanza di centrodestra: la formula politica da lui inventata e che ancora sembra ritenere come l’unica potenzialmente vincente. Nella sua convinzione si tratta di portare l’elettorato leghista, per quanto radicalizzato e animato da istinti rabbiosi, all’interno di una più vasta coalizione da lui guidata o comunque ispirata, con l’idea di sommarlo ad altri segmenti elettorali. Ad esempio quei milioni di italiani amanti degli animali domestici che il Cavaliere vorrebbe convincere attraverso il partito animalista della Brambilla. La sua idea di marketing politico – vecchia anche questa di vent’anni e alla quale si è sempre attenuto – è che per vincere si debba sempre procedere per aggregazioni successive, mai per sottrazione: bisogna unire, ricorrendo alla virtù della pazienza, e mai dividere.

Certo, il rapporto umano che Berlusconi ha con Salvini non è lo stesso che aveva con Bossi. E bisogna stavolta tenere conto delle ambizioni personali e politiche di Salvini, che vuole trasformare la Lega in una forza nazionale e che è convinto di poter scavalcare elettoralmente Forza Italia, rivendicando dunque per sé la leadership del centrodestra. Ma ciò non preclude ad una rottura inevitabile o a un’impossibile collaborazione, semmai ad un lavoro di conciliazione, mediazione e smussamento nel quale il Cavaliere, come l’esperienza dimostra, si è sempre dimostrato abilissimo.

La forza del suo ragionamento, come si ricava dal discorso tenuto ieri a Fiuggi, è peraltro doppia. Se i populisti vogliono andare al governo hanno bisogno di inserire le loro legittime istanze in una cornice moderata e pragmatica, salvo condannarsi ad una eterna opposizione. Ma se proprio si ostinano nel loro radicalismo nulla vieta ai moderati – cioè allo stesso Berlusconi – di abbandonarli al loro destino e di fare altre scelte nell’interesse del Paese. Insomma, la formula dell’alleanza di centrodestra è la prima opzione. La seconda, è la grande coalizione con Renzi. Comunque vada per il Cavaliere sarà un successo.

* Editoriale apparso su ‘Il Messaggero’ e ‘Il Mattino’ del 18 settembre 2017.

 

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Category: Osservatorio italiano, RdP online

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