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Il segreto di Donald Trump? Essere ovunque

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di Luca Marfé

dfsffsdfsNEW YORK – Programmi televisivi, prime pagine dei giornali, discussioni ragionate da salotti intellettuali o diatribe animate da pausa caffè. Negli Stati Uniti c’è un solo nome al centro di tutto questo. A dire il vero, al centro di tutto quanto. Ed è quello di Donald Trump.

«C’è un’unica cosa al mondo peggiore del far parlare di sé ed è il non far parlare di sé».

Un passaggio de “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. Che, rielaborato in parole diverse, altro non è che l’equivalente del nostro «Bene o male purché se ne parli».

Ecco, se c’è un campione di queste poche righe, è senza dubbio l’attuale presidente degli Stati Uniti.

E che fosse così lo si era capito sin dai primi colpi di un incontro senza precedenti. Sin da quando, cioè, il tycoon si è ritrovato a sbaragliare la concorrenza repubblicana guadagnandosi la nomination tra le fila di una destra americana stanca e da rifondare.

Come?

Proprio attraverso tutta una serie di uscite improbabili, per nulla istituzionali. Battute, molte delle quali di cattivo gusto. Smorfie, frasi di scherno o veri e propri insulti. L’antitesi di un politically correct a tutti i costi che qualcuno pensava di poter imporre ad oltranza ad un popolo, o perlomeno alla metà più conservatrice di un popolo, che si scollava ogni giorno un po’ di più dalla tradizionale scena politica. E soprattutto dai suoi volti. Un fenomeno vasto, che non ha riguardato soltanto Hillary Clinton, che ha spianato quella “autostrada” elettorale che ha condotto Trump fino alla storica vittoria dell’8 novembre del 2016.

Insomma, è da più di anno che gli americani, e con loro il mondo intero, non fanno che parlare di lui.

Tuttavia, c’è addirittura dell’altro.

C’è che, nonostante i mille difetti combinati agli altrettanti limiti di un animale politico istintivo e del tutto inesperto, Trump un talento ce l’ha, eccome. Ed è, per l’appunto, quello di far parlare di sé.

È praticamente ovunque. Il suo profilo Twitter si è trasformato in una sorta di ossessione nazionale (internazionale). È, anche secondo gli eterni rivali dell Cnn, il nuovo protagonista di un reality show che va in scena ogni giorno, e per davvero, dallo Studio Ovale della Casa Bianca.

Non è amato, certo. Ha il più basso indice di popolarità della storia di questo Paese. Ma non importa. O meglio, di certo non importa a lui che continua a cavalcare l’onda con inesauribile fare di scherno. Non gli importa del decoro, delle parole istituzionali che ci si aspetterebbe da un presidente. Non gli importa di presunti limiti, del linguaggio ma anche delle mosse politiche. Non gli importa di affibbiare dei nomignoli ai suoi avversari, che gli costano una valanga di critiche, ma che evidentemente lo divertono. Non gli importa della stampa a stelle e strisce, sempre più alle corde in termini di credibilità dopo la collezione di sondaggi e previsioni sbagliate delle ultime stagioni. Non gli importa, soprattutto, di restare in silenzio. Anche quando dovrebbe, non lo fa mai. E così si inserisce in ogni discussione, diviene parte integrante di ogni aneddoto, di ogni accadimento, di ogni storia.

Sono altre le cose che gli interessano, che tracciano il sentiero lungo il quale inizialmente tendeva ad improvvisare e che, viceversa, percorre oggi come una vecchia volpe.

È attento, e lo è in maniera quasi ossessiva, agli indici di ascolto televisivi. E non ha di che lamentarsi. Anzi, quando mette piede in tv, la nazione intera si ferma.

È attento alle esigenze e soprattutto alla percezione che dà di sé alla sua base elettorale. A quella “maggioranza silenziosa” che gli ha garantito il successo e che tuttora lo sostiene. Anche in questo caso, le cose gli vanno piuttosto bene. Perché nonostante di risultati concreti ne abbia incassati davvero pochi fino ad ora, è riuscito a scaricare le colpe dei suoi fallimenti su quella stessa politica tradizionale (il Congresso) accusata di ostruzionismo, non soltanto dal diretto interessato, ma da un pubblico estenuato e bipartisan. Se tanti traguardi non sono stati tagliati, insomma, non è certo responsabilità del presidente che anzi, al contrario e a detta di molti, si starebbe battendo come un leone.

Titoli a caratteri cubitali si rincorrono e nessuno ha nessuna intenzione di smettere. Un’esposizione mediatica senza precedenti. Un regalo colossale e l’ennesimo sorriso beffardo. Quello di Donald Trump.

 

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Category: Osservatorio internazionale, RdP online

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