di Alessandro Sterpa
 
Carlo Alberto Ciaralli, Populismo, movimenti anti-sistema e crisi della democrazia rappresentativa, Editoriale Scientifica, Napoli, 2022, pp. 256
Un nuovo contributo di ricerca arricchisce la riflessione scientifica sul populismo dal punto di vista del diritto costituzionale confermando l’esigenza che il tema, così come emerse nel XXXII Convegno annuale dell’Associazione italiana dei Costituzionalisti (Democrazia, oggi, Napoli, Editoriale scientifica, 2018), non sia di esclusiva competenza della scienza politica piuttosto che della sociologia.
di Alessandro Sterpa

 

Carlo Alberto Ciaralli, Populismo, movimenti anti-sistema e crisi della democrazia rappresentativa, Editoriale Scientifica, Napoli, 2022, pp. 256

Un nuovo contributo di ricerca arricchisce la riflessione scientifica sul populismo dal punto di vista del diritto costituzionale confermando l’esigenza che il tema, così come emerse nel XXXII Convegno annuale dell’Associazione italiana dei Costituzionalisti (Democrazia, oggi, Napoli, Editoriale scientifica, 2018), non sia di esclusiva competenza della scienza politica piuttosto che della sociologia.

Come sappiamo, sulla questione vi è una macro-distinzione delle posizioni in dottrina tra chi sostiene che il populismo costituisca un rischio per le democrazie costituzionali contemporanee (così ho provato a ragionare in A. Sterpa, Il teorema di Pitagora: come si rapportano Costituzione, populismo e sovranismo?, in G. Allegri, A. Sterpa e N. Viceconte, a cura di, Questioni costituzionali al tempo del populismo e del sovranismo, Napoli, Editoriale scientifica, 2019, pp. 11-49) e chi invece lo ritiene uno strumento di aggiornamento del principio democratico (così A. Lucarelli, Populismi e rappresentanza democratica, Napoli, Editoriale scientifica 2020).

Carlo Alberto Ciaralli (in basso, nella foto), sostenuto dalla articolata dottrina straniera, sottolinea non a caso fin da subito l’aspetto tipico della dinamica populista ossia il fatto che, a differenza del passato, le “formazioni anti-sistema contemporanee” (siano esse qualificate o autoqualificate come populiste) “asseriscono di collocarsi saldamente nell’alveo dei principi e valori propri della democrazia costituzionale ed anzi, sovente, si propongono, agli occhi dei cittadini-elettori, quali soggettività politiche che propugnano la rivitalizzazione degli effettivi principi e valori della democrazia (sottendendone un progressivo svilimento nell’ambito degli ordinamenti giuridici contemporanei), prefiggendosi altresì il compito di riscoprirne il valore ed il senso compiuto”. Resta il fatto, come l’A. ricorda, che nessuna forma di democrazia può essere ricondotta alla sola dimensione orizzontale. Figurarsi, ci permettiamo di insistere noi, quella costituzionale.

Il lavoro è caratterizzato dal un metodo subito riconoscibile e apprezzabile, elemento comune ad una qualificata scuola di riflessione romana nella quale echeggiano con limpida nettezza gli strumenti teoretici di Gianni Ferrara, costituzionalista e uomo delle istituzioni, studioso del rapporto tra fatto e diritto nella dinamica costituzionale. Secondo l’A., infatti, “non appare convincente un’impostazione metodologica che tralasci o che non sottoponga ad attenta analisi il modello sociale, istituzionale ed economico ove i fenomeni, in forma più o meno evidente, di “degenerazione” od indebolimento dei principi democratici si manifestino e sotto quali vesti, in sostanza, tali manifestazioni assumano carattere dirimente per gli ordinamenti democratici”.

Questo approccio consente al volume di raccogliere e organizzare lo studio dedicandosi a plurimi ambiti, istituti e organi nell’analisi dei quali poter misurare l’impatto costituzionale del fenomeno populista. Questo elemento, unito all’ampia disamina delle posizioni degli studiosi italiani e stranieri, trasversale alle diverse scienze sociali interessate al tema, rende il volume interessante sia per il giurista che per lo scienziato politico impegnato ad analizzare le trasformazioni delle relazioni sociali e delle dinamiche istituzionali nell’era del populismo e del sovranismo.

D’altronde l’A. fugge correttamente dal rischio di essere intrappolato dal problema (irrisolvibile) delle definizioni dei concetti di populismo e sovranismo, preferendo fornire, con una metodologia di volta in volta aggiornata, una ampia serie di elementi di riflessione per lo studio di fenomeni difficilmente riconducibili a matrici identiche nell’ambito delle democrazie costituzionali, fosse anche solo di quelle europee.

Resta da evidenziare, per concludere, che dalle riflessioni contenute nel volume si evinca che l’A. si è impegnato su questi temi più volte nel corso del tempo; ciò conferma che gli studi accademici non devono necessariamente inseguire una eccessivamente diversificata serie di temi e che anzi le trasformazioni contemporanee della post-modernità, costringendoci a misurare le categorie classiche sulla realtà in cambiamento, ben possono pretendere nella ricerca specializzazioni approfondite come quella che emerge dal libro segnalato.

 

Professore di Istituzioni di Diritto pubblico, Università degli Studi della Tuscia

 

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